~ Khorshid (Sun Children) ~

un film di Majid Majidi.

Dei ragazzini di strada vivono di furtarelli e di vendite ambulanti illegali, con genitori poveri, in prigione come sfruttatori, tossicomani… insomma “assenti” che è l’eufemismo per indicare le dipendenze ma che si adatta a tutti loro: quando uno dei ragazzi fa uno sgarro ad un capobanda, per non essere punito e per poter aiutare la madre ricoverata in ospedale psichiatrico viene convinto ad iscriversi ad una scuola con i suoi compari, perché dal seminterrato potrà scavare un tunnel per recuperare un tesoro sotto il cimitero confinante. E questo sogno di riscatto, di ricchezza, motiverà il ragazzo, che nel frattempo, pur tra le difficoltà e le violenze trova nella scuola un’isola felice, una istituzione privata sostenuta in qualche modo solo da donazioni e in cui i ragazzi di strada (i figli del sole del titolo, perché la scuola è la scuola del sole) in cui viene insegnata non solo una istruzione, ma la capacità di dire di no e il rifiuto della violenza. Pur tra tante situazioni drammatiche il tono non è disperato, ma non è un film di Hollywood, il lieto fine non è dietro l’angolo.

Il cinema iraniano si dimostra sempre vivo e vitale, e questo è ancora più notevole pensando ai problemi di censura fortissimamente presenti (anche solo descrivere la situazione dei ragazzi di strada, i soprusi del potere e delle istituzioni…) ma anche ai problemi di embarghi e veti che paradossalmente sono di ostacolo al cinema libero che non può procurarsi i mezzi o pagare una iscrizione ai festival, e si mostra da una lato debitore e affine al neorealismo (i piccoli ladri a Venezia nel 2004 citava apertamente come modello ladri di biciclette), dall’altro ben consapevole degli stilemi del cinema occidentale, e qui come non riconoscere molto degli heist movie ma soprattutto delle storie di formazione in ambienti difficili e disagiati, con le scuole come ancore di salvezza e i professori impegnati nel riscatto dei loro ragazzi (qui bellissima la figura del professore che reagisce a un certo punto di fronte ai soprusi inferti a una ragazzina profuga afghana con una “testata alla Zidane” appresa dal ragazzino, che non è un inno alla violenza ma al contrario uno sfogo liberatorio e una reazione da applausi). Ma non si tratta di scopiazzatura e rimasticatura, se i temi non sono nuovi, la lettura è personale e originale, la realtà che viene fatta conoscere non è affatto scontata (anzi lo spaccato della società iraniana che mostra qualcosa di sorprendente e importante da sapere)… e poi ci sono i bambini, i protagonisti presi quasi tutti dalla strada, e che hanno una naturalezza e una espressività incredibili, e il lavoro di casting che è stato fatto è fenomenale: loro sono… loro stessi, il protagonista con la sua volontà disperata di emergere fare il capo ma per trovare un posto e una felicità per sé e la madre e i suoi amici che fa da contrasto alla sua fragilità, la venditrice ambulante che si comporta come una piccola adulta assennata e pronta al rimprovero soprattutto verso il suo (vero) fratellino minore, ma che è comunque una bambina smarrita di fronte al mondo dei grandi, una bambina che vorrebbe la spensieratezza di una forcina per capelli vezzosa e non vivere nella perenne paura della violenza, della polizia, di essere deportata in Afghanistan.

Insomma tre stelle per il film, ma i piccoli protagonisti sono da cinque stelle e meriterebbero un premio corale speciale… la coppa Mastroianni andrebbe a tutti loro.


Uno spaccato della società iraniana che mostra qualcosa di sorprendente e importante da sapere…


Titolo originale: Khōrshīd (Khorshid, 2020)

Paese di produzione: Iran

Principali interpreti: Rouhollah Zamani (Ali), Shamila Shirzad (Zahra), Abolfazl Shirzad (Abolfazl), Ali Nassirian (Hashem)


Anziano boss

“Ascolta con attenzione. Sotto il cimitero c’è un tesoro. Portamelo e sarai pronto per la vita!

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