~ The Furnace ~

un film di Roderick MacKay.

Il giovane regista australiano Roderick MacKay ci riporta con la sua opera prima nell’entroterra occidentale del suo continente di origine per presentarci un’improbabile storia di cacciatori e di fortune nell’epoca della corsa dell’oro di fine Ottocento. Un western atipico ambientato sempre in un deserto dove il protagonista non è un cow-boy tradizionale ma un giovane cammelliere afghano nell’outback originale dell’Australia. Hanif è discendente dei primi mussulmani inviati dai coloni della Corona inglese dall’India britannica (Pakistan) come guidatori di dromedari e cammelli utilizzati per facilitare l’esplorazione e la valorizzazione di questo retroterra desertico del continente. Soprannominati The Ghan, un termine spesso utilizzato più come dispregiativo – questi cammellieri col passare del tempo provenivano in realtà da tutta l’Asia centrale (India, Persia, Turchia…) e spesso venivano ingaggiati come guide per i cercatori d’oro. Oggi, sono del tutto integrati con le popolazioni autoctone pur mantenendo intatta la fede per il loro credo. Il nostro giovane protagonista ha fraternizzato e forgiato il suo carattere con gli aborigeni del luogo infatti e si ritrova per caso ad intraprendere un rischioso viaggio con un avventuriero (Arthur) che ha rubato dei lingotti inglesi, nonché unico sopravvissuto di uno scontro a fuoco tra cercatori d’oro che lo porterà alla mania morbosa dell’avidità. L’obiettivo dei due è di riuscire a fondere l’oro, una volta arrivati alla fornace clandestina (che da il titolo al film) gestita da un gruppo di cinesi, per potersi privare dello stemma della Corona posto sui lingotti rubati. Sulle orme del realismo di Stroheim in Rapacità, lo sguardo del regista è impietoso sull’avidità dell’uomo con una violenza che ignora le convinzioni di compiacimento verso lo spettatore. Ottenuto l’oro, Hanif forse per mancanza di coraggio, riprende i propri passi e nel finale, deposto il lingotto forgiato sulla tomba di Arthur (morto suicida in preda a visioni mistiche date dall’uso di oppio ma in pace con la sua spiritualità), torna dai propri cammelli. Come per Mizoguchi nei Racconti della Luna Pallida di Agosto tutto ritorna allo stato iniziale anche dopo un lungo viaggio fisico e psicologico tra sogni di gloria e di ricchezza alla ricerca delle proprie radici, legami e valori della vita. Sotto il cielo stellato, nelle fredde notti del deserto, Hanif si ritroverà ben presto a macchiarsi le mani di sangue, a perdere tutto prima di capire che quello che aveva da sempre agognato, in fondo, era sotto il suo naso. In breve, Un tranquillo weekend di paura (cit. É proprio vero, alle volte bisogna perdersi per poter trovare qualcosa).

Arthur

Non c’è nessuna corona, nessun marchio… niente. Bellissimo!”

Un lungo viaggio fisico e psicologico tra sogni di gloria e di ricchezza alla ricerca delle proprie radici, legami e valori della vita…


Titolo originale: The Furnace (The Furnace, 2020)

Paese di produzione: Australia

Principali interpreti: Ahmed Malek (Hanif), David Wenham (Mal), Jay Ryan (Sergente Shaw), Mahesh Jadu (Sadhu), Goran D. Kleut (Yates)


Hanif

Solo una pietra… solo una pietra”

1 commento

  1. Per parte mia mi limito dire che a Venezia pochi anni fa avevo appreso nel film Tracks la notizia che nell’Ottocento gli Inglesi hanno importato in Australia cammelli e cammellieri da varie parti del loro Impero come mezzi di trasporto nel deserto e che tali cammelli si sono moltiplicati e sono oggi rinselvatichiti. Questo film invece ha come protagonista uno dei cammellieri afghani, un ragazzo alle prese con una vicenda di una rapina ai tempi della corsa all’oro australiana, con la notazione che anche oggi si trovano tra gli aborigeni molti con nomi sikh o indiani in quanto anche molti degli originali cammellieri sono rimasti e si sono integrati con le popolazioni autoctone. S.F.

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