~ Lacci ~

un film di Daniele Luchetti.

A un film italiano fuori concorso spetta quest’anno l’onore di aprire ufficialmente la 77° Mostra del Cinema.

Luchetti rappresenta, in una serie di piani temprali scomposti e intersecati tra un “prima” (negli anni ’80) e un “dopo” (oggi), la storia di una famiglia e di ciò che letteralmente “lega” i suoi componenti. Una coppia, lui, conduttore radiofonico in materia di letteratura e intellettuale (Luigi Lo Cascio prima, Silvio Orlando poi), una donna, insegnante precaria trasferitasi a Napoli per lui che però lavora in radio RAI a Roma (alba Rohrwacher prima, Laura Morante dopo), due figli (da adulti interpretati da Adriano Giannini e Vittoria Mezzogiorno): la loro crisi, nata da un tradimento confessato di lui con una bella e giovane collega che diventa una vera relazione, con la moglie che prima lo caccia di casa, poi tenta il suicidio, poi lo “separa” dai figli per anni (ma è una separazione cui lui non prova ad opporsi), poi i contatti si riallacciano, lui ritrascorre i fine settimana in famiglia a Napoli finché la nuova compagna gli mette l’aut aut di rientrare in famiglia e capire se davvero ci tiene a lei. Ritroviamo la coppia oggi, ricomposta ma con lui costante bersaglio di strali e stoccate di lei, una vecchia coppia senza slanci affettivi e con figli “distanti”, che subiscono la devastazione della casa e la scomparsa del gatto mentre sono in ferie. Solo alla fine lo spettatore scopre che la devastazione è stata messa in atto dai figli, recatisi ad accudire il gatto, e che come per gioco danno inizio a una ricerca delle prove dei reciproci tradimenti degli anziani genitori per diventare poi distruzione iconoclasta di oggetti che hanno fatto della casa un “museo”, un moto di ribellione ad una situazione disfunzionale che ne ha fatti tutti degli infelici, una coppia senza vero amore ricomposta a forza, due figli che di fronte a questo sfacelo hanno reagito rifiutando l’idea stessa di una famiglia lei, creandone diverse senza riuscire a tenerne in piedi una lui, concludendo il tutto con il rapimento del gatto “Labes”, diminutivo di La bestia ma anche in latino parola per sfacelo rovina vergogna…

Inevitabile citare Tolstoi e la sua famosa frase sulle famiglie infelici che a differenza di quelle felici sono infelici in modo ogni volta diverso, e la storia non è particolarmente nuova, neanche nell’uso dei piani temporali incrociati (e la Morante e la Rohrwacher da un po’ isteriche stanno diventando dei cliche…), e la credibilità del passaggio Lo Cascio che diventa Orlando, la Rohrwacher che diventa la Morante… mah! Eppure il film regge: gli attori sono bravi, la messa in opera è accurata e sta lontana da toni melodrammatici adottando quelli di una indagine dal tono leggero sui misteri dei disastri di una famiglia, in cui i lacci, i legami che uniscono i protagonisti, più che un elemento di forza ricomposizione e serenità, sono dei vincoli che li tengono uniti a forza (il titolo inglese ties rende meglio l’ambiguità, laddove lacci lascia prevalere il senso di legame soffocante, quasi fisicamente soffocante, come si vede soprattutto nei protagonisti maschili, nelle parole e nei gesti) che li costringono nei loro ruoli anche quando non voluti, oltre che essere simbolicamente i lacci delle scarpe che il padre lega in modo strano e che il figlio ha appreso da lui, tanto che sottolineare questa ritualità particolare trasmessa diventa il veicolo di una riunione della famiglia che però è un mettere insieme a forza qualcosa che non avrebbe modo e motivo di essere. Ma del resto i protagonisti sono visti anche come lo specchio dei loro tempi, tra idee anni sessanta di rapporti liberi, un ritorno al passato degli anni ottanta verso famiglie tradizionali e un presente di confusione e di macerie di relazioni.

Insomma, nel complesso il film regge bene, mostra uno spaccato interessante e porta a qualche riflessione sui lacci che in qualche modo legano tutti, e sopperisce con questo ad una originalità non eccessiva, per essere eufemistici


Un’indagine dal tono leggero sui misteri dei disastri di una famiglia, in cui i lacci, i legami che uniscono i protagonisti, più che un elemento di forza ricomposizione e serenità, sono dei vincoli che li tengono uniti a forza


Titolo originale: Lacci  (Lacci, 2020)

Paese di produzione: Italia

Principali interpreti: Alba Rohrwacher (Vanda), Luigi Lo Cascio (Aldo), Laura Morante (Vanda anziana), Silvio Orlando (Aldo anziano), Giovanna Mezzogiorno (Anna adulta), Adriano Giannini (Sandro adulto)


Anna, la figlia

“É vero che hai insegnato tu ad allacciarci le scarpe?” (rivolta al padre)

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