~ Molecole ~

un film di Andrea Segre.

Come ha sottolineato il direttore della Mostra nella cerimonia di preapertura, si sono letteralmente trovati travolti quest’anno da una quantità enorme che trattavano la vita ai tempi del COVID19, spesso “sperimentali” (leggi: girati con un telefonino o poco più), ma quasi esclusivamente senza una visione che non fosse “cronachistica”, quindi che si limitava a raccontare quello che non solo sappiamo per averlo vissuto tutti, ma forse che non siamo neanche particolarmente interessati a rivedere ora così nell’immediato. 

E allora perché quest’anno pre aprire la Mostra, anziché col solito classico restaurato e magari musicato dal vivo, con un film che parla di Venezia ai tempi del covid?

E la motivazione è arrivata subito: perché Venezia ai tempi del lockdown in Molecole di Andrea Segre è al tempo stesso una occasione e un pretesto.

Una occasione: il regista padovano si trovava a Venezia verso la conclusione del Carnevale, per girare materiale soprattutto di documentazione per un progetto di un film di fiction che parlasse dei problemi di Venezia, quali l’acqua alta (si era a pochi mesi da novembre 2019 con le sue maree eccezionali) e soprattutto l’impatto del turismo sulla Città e sulla vita dei veneziani, e mentre faceva questo si sono verificati in rapida successione la chiusura anticipata del carnevale, il lockdown di alcune province tra cui Venezia e poi il lockdown nazionale, con il regista che è rimasto bloccato a Venezia con la figlia più piccola e la compagna a casa di parenti, potendo girare sia la città e i canali deserti e la reazione di alcuni veneziani che si sono trovati a confrontare la propria vita, il proprio lavoro e le proprie passioni con una situazione nuova e inaspettata anche se con un eco, nella memoria delle persone anziane, di una Città che un tempo assomigliava per certi versi come ritmi e numeri più a quella realtà, ma anche la propria famiglia catapultata in questo mondo nuovo fatto di compleanni festeggiati via zoom e di incontri diventati improvvisamente impossibili, di isolamento vero e proprio non solo in una città in passato più che altro “sfiorata” dal regista e quindi “non la propria”, ma addirittura in senso letterale, trovandosi nell’isola della Giudecca.

E soprattutto un pretesto, per raccontare altro, ovvero la riscoperta di una città, ma soprattutto della figura che assurge a vero filo rosso del racconto, tanto da venire citato tra i protagonisti nei titoli di coda, del rapporto con questa persona, ovvero il padre Ulderico, veneziano da generazioni trasferitosi a Padova per studiare fisica e lì rimasto fino alla morte, tanto che per Andrea, nato da padovano, Venezia era quasi solo la città dove si andava a trovare la nonna.

E’ il ricordo e la descrizione di questa figura di poche parole, che non raccontava molto, ma che aveva scelto di studiare da chimico fisico le molecole, i radicali liberi che vanno per loro natura alla ricerca di un contatto e un rapporto con altre entità, come se questo fosse il modo non solo di mettere ordine e dare un significato al mondo, ma anche al micromondo particolare di una persona che si sapeva destinata a una fine prematura da una malattia cardiaca congenita.

E questo racconto, arricchito da filmati tratti da super 8 famigliari trovati casualmente (ma il destino gioca molti ruoli in quest’opera…), diventa il racconto di una riscoperta di una Città e del modo con cui i veneziani, ma in primo luogo Segre vivono il legame tra loro e con essa, ma soprattutto della riscoperta di un padre ora reso assente dalla morte, prima reso assente dai silenzi, dalle cose non dette, con la conclusione che forse anche le risposte non date sono inevitabili, ma che forse anche esse comunicano molto… si può comunicare molto anche con il non detto, e si può continuare e riscoprire un rapporto anche in questo silenzio, un rapporto che non si interrompe neanche con la morte e che si perpetua nelle generazioni.

Insomma, un’opera che proprio nel suo taglio personale trova un grande punto di forza, una chiave di racconto, ma che riesce a non essere priva di interesse al di fuori della mente del regista, trattando di temi universali quali i legami tra genitori e figli e tra luoghi e persone (tante molecole…), quindi un’opera riuscita anche perché compensa una certa lentezza con una apprezzabile compattezza dei tempi… non male per un progetto nato dal caso.

Un’ultima notazione: il film si apre con una citazione di Camus, lo scrittore preferito dal padre di Segre, in particolare per Lo straniero, ma difficile non pensare, in tempi di pandemia, al fatto non casuale che si tratta dell’autore de La peste


Un’opera che proprio nel suo taglio personale trova un grande punto di forza, una chiave di racconto, ma che riesce a non essere priva di interesse al di fuori della mente del regista, trattando di temi universali quali i legami tra genitori e figli e tra luoghi e persone (tante molecole…)


Titolo originale: Molecole (Molecole, 2020)

Paese di produzione: Italia

Principali interpreti: /


Albert Camus, Lo straniero

Dal fondo del mio avvenire, durante tutta questa vita assurda che avevo vissuto, un soffio oscuro risaliva verso di me attraverso annate che non erano ancora venute”

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