~ Gli anni più belli ~

un film di Gabriele Muccino.

Giulio, Gemma, Riccardo e Paolo si conoscono e diventano amici da adolescenti a Roma nel 1982. I 40 anni successivi vedranno i loro destini intrecciarsi e allontanarsi, tra successi e fallimenti, tradimenti reciproci e riconciliazioni. Si troveranno a festeggiare il capodanno assieme coi loro figli, pur con famiglie piuttosto sfasciate, con Giulio che da avvocato idealista è divenuto il ricco difensore dei peggiori tangentari, Riccardo che dopo aver fallito come giornalista cinematografico segue l’azienda agricola del padre e Paolo che fa l’insegnante di liceo e alla fine si è sposato con Gemma, suo primo amore, dopo alterne vicende compreso un tradimento con Giulio.

Muccino riprova uno dei suoi temi classici, quello del racconto corale di amicizie che si formano e rompono, di relazioni che si intrecciano, si faldano e si ricompongono: il tutto giocato sulla nostalgia dei cinquantenni (la prima parte del film è tutta una citazione di situazioni e musiche di quegli anni, mentre per gli anni successivi i riferimenti a tangentopoli o all’11 settembre servono solo a dare il segno dello scorrere del tempo) in modo piuttosto ruffiano. L’interpretazione degli attori, pure quelli assai bravi come Favino e Santamaria, rimane piuttosto sacrificata con frasi a effetto piuttosto buttate lì e senza dare poi grande profondità ai personaggi. La Gemma che salta di letto in letto per il suo bisogno di affetto, di non abbandono, fino a chiudere il cerchio e fare pace con se stessa e col suo primo amore alla fine, il Riccardo (naturalmente Ristuccia: praticamente in ogni film di Muccino c’è un Ristuccia, un vezzo che fa molto Moretti, ma non è certo molto originale) avvocato ex idealista poi molto compromesso e che fa l’insegnante morale alla figlia perché non accetti compromessi (da che pulpito… manca l’ironia se non un minimo di approfondimento di questa maturazione, di questa saggezza acquisita solo quando per citare De Andrè si danno buoni consigli per non poter dare più cattivi esempi… mentre qui De Andrè viene citato esplicitamente alla fine solo con un breve estratto musicale quando enuncia che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori… ma qui di fiori pochi)… più che personaggi macchiette, stereotipi…

Ma il vero peccato, direi imperdonabile per chi ama il cinema, è di avere voluto fare un calco, e l’impostazione, la storia e i personaggi tradiscono molto chiaramente di cosa, ovvero C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Non basta però raccontare una storia di amici che le vite separano e fanno incontrare, con uno che diventa un ricco faccendiere, uno che prova la strada del mondo legato al cinema ect. per fare un grande film: c’è riuscito Scola, che ha firmato il suo capolavoro e non soltanto perché è arrivato prima, ma perché, la sceneggiatura, le interpretazioni, le tematiche trattate, l’approfondimento delle psicologie, i rimandi nostalgici (e non ruffiani o ricattatori) in quel caso a una epoca d’oro del cinema (Fellini e Mastroianni che recitano se stessi, no, dico, vogliamo mettere?!) come epoca generale di grandi speranze poi disilluse non soltanto perché “non abbiamo più 16 anni quando eravamo affamati di vita in quanto adolescenti”.

Picasso diceva che i buoni artisti copiano, i grandi rubano: mi sa che il buon Pablo con Muccino cambierebbe idea…

Paolo (Kim Rossi Stuart)

Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso è il segno che ce l’abbiamo fatta!

Gli anni più belli… erano quelli di Scola


Titolo originale: Gli anni più belli (2020)

Paese di produzione: Italia

Principali interpreti: Pierfrancesco Favino (Giulio Ristuccia), Micaela Ramazzotti (Gemma), Kim Rossi Stuart (Paolo Incoronato), Claudio Santamaria (Riccardo Morozzi), Emma Marrone (Anna), Nicoletta Romanoff (Margherita Angelucci), Francesco Acquaroli (Sergio Angelucci)


Gemma (Micaela Ramazzotti)

Eravamo così affamati di vita!