~ Bombshell – La voce dello scandalo ~

un film di Jay Roach.

Il cinema ai tempi del Coronavirus… impossibilitato ad uscire nelle sale, questo film è giunto in Italia direttamente in streaming su Amazon Prime Video, e rappresenta forse il primo esempio eclatante di una fruizione che sta cambiando, visto che è il primo film da botteghino prodotto da una Major che viene distribuito in questo modo: finora era successo che film prodotti da Amazon o Netflix avessero distribuzione anche nelle sale, ma non ancora viceversa.

Il film racconta la storia dello scandalo di molestie sessuali alla Fox News, il canale all news ultraconservatore (per usare un eufemismo…) di proprietà del multimiliardario magnate dei media australiano Rupert Murdoch (un cameo di Malcolm “Arancia Meccanica” McDowell), seguendo la storia di tre protagoniste, due anchorwoman famose, Megyn Kelly e Gretchen Carlson, e un terzo personaggio di fantasia, Kayla Pospisil, che è una sorta di collage di vicende successe a varie redazioniste della Fox.

Il film parte dal famoso dibattito per le presidenziali americane del 2016 a seguito del quale la Kelly, per avere fatto una domanda scomoda a Trump sul suo sessismo e la sua misoginia (in quel momento può, perchè l’establishment conservatore è anti Trump) diventa oggetto di una violentissima campagna di insulti sessuali avviata dallo stesso Trump con la volgarità che lo contraddistingue.

E li la Kelly comincia a riflettere su quello che accade alla Fox, visto che il gran capo Ailes la appoggia, ma al tempo stesso spinge per una chiusura accomodante con Trump, e lei considera con più attenzione il clima che la circonda, fatto di belle donne costrette ad andare in onda con gonne sempre più corte, con scrivanie trasparenti e inquadrature “rivelatrici”, di voci che si rincorrono su vari personaggi, di episodi sospetti, di promozioni o licenziamenti decisi per motivi dubbi. A far scoppiare la bomba ci pensa la Carlson ex Miss America diventata giornalista e licenziata, che intenta una causa per molestie sessuali alla stesso Ailes il che man mano che la verità viene fuori porta a scoperchiare il vaso di Pandora del vero e proprio sfruttamento sessuale in casa Fox News, al licenziamento di Ailes e di uno dei più importanti anchorman conservatori e al pagamento di danni per 50 milioni di dollari.

Il film risulta molto interessante per il suo spaccato sulla grande ipocrisia e il grande misoginismo che sottende non solo il mondo della comunicazione e della politica attuale americana (ma verrebbe da dire non solo…), in cui le donne sono oggetti da sfruttare e dileggiare, ma risulta un po’ inconcluso nella sceneggiatura: le tematiche sono elencate, ma mai approfondite, i dialoghi sono troppe volte didascalici e la tecnica della rottura della quarta parete appare forzata, non con i grandi risultati del cinema di Adam McKay.

In particolare appare irrisolto un grande tema, trattato in un modo che ha fatto parlare alle reali protagoniste della vicenda di victim blaming, ovvero il confine tra sfruttamento sessuale e  complicità in un sistema che ha portato anche a vantaggi a volte meritati non per ragioni professionali, il che porta il personaggio della Robbie ad accusare la famosa anchorwoman della Theron di non avere mai parlato, di non essere mai stata solidale con le altre donne, di avere aspettato troppo a far emergere quello che stava succedendo… tema indubbiamente scabroso e scottante, ma lasciato troppo in superficie, ma è comunque positivo che possa indurre a riflessioni, soprattutto nella speranza che qualcosa possa cambiare, anche se a guardarsi intorno il timore che la situazione delle donne, e non delle donne poste sotto le luci dei riflettori, stia tutt’altro che migliorando… e certo se l’esempio “pubblico” è il sessismo più becero difficile che qualcosa cambi, se non comincia il rifiuto da parte di tutti. In questo la notazione finale che la Fox ha sì pagato 50 milioni di dollari di risarcimenti, ma ha anche pagato 65 milioni di dollari di buonuscita a Ailes e O’reilly deve far pensare.

Cinematograficamente resta comunque il gran lavoro di mimesi sulla Theron e la Kidman, che ha portato all’Oscar per trucco e acconciature, e le grandi interpretazioni, sia di Litghow nei panni del boss lubrico e paranoico Ailes, sia del terzetto delle protagoniste, con candidature strameritatissime agli Oscar alla Theron come protagonista e alla Robbie come non protagonista… e lì non si scopre certo oggi che al di là della bellezza c’è un talento recitativo enorme, che è la vera qualità di questo film, che andrebbe visto anche solo per questo motivo.

Gretcher Carlson

Qualcuno deve alzare la voce. Qualcuno deve arrabbiarsi!

Le molestie prima del movimento #Me Too


Titolo originale: Bombshell (Bombshell – La voce dello scandalo, 2019)

Paese di produzione: USA, Canada

Principali interpreti: Charlize Theron (Megyn Kelly), Nicole Kidman (Gretchen Carlson), Margot Robbie (Kayla Pospisil), John Lithgow (Roger Ailes), Malcolm McDowell (Rupert Murdoch)


Roger Ailes (John Lithgow)

Potrei tirarti fuori da lì e portarti in prima linea. Ma devo sapere che sei leale. Ho bisogno che trovi un modo per provarmelo