Civiltà perduta

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4 Stelle

~ Civiltà perduta ~

un film di James Gray.


Il film ripercorre la storia vera del soldato, geografo ed esploratore Percy Fawcett, che nell’Inghilterra di fine XIX secolo parte per l’Amazzonia inizialmente per conto del governo britannico e della Royal Geographic Society e poi, sempre nel corso di numerosi viaggi potenzialmente letali lungo il corso del Rio Verde, per se stesso e per le proprie ossessioni, convinto dell’esistenza di una civiltà perduta da lui rinominata Z.


Poesia dell’esploratore (Richard Kipling): “Non ha senso andare oltre, qui la coltivazione è affine e la mia terra ho seminato. Il granaio ho recintato nella stazione di confine rintanata tra colline ove i sentieri sfumano nel prato finche una cattiva voce di coscenza parlò di mutamenti e giorno e notte incessante un sussurro lieve ripetè: “c’è qualcosa di nascosto da ricercare dietro ai monti, dietro ai monti è abbandonato non attende altro che te””

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DATI OGGETTIVI DEL FILM

Usa, 2016, durata 140′, colore, avventura / biografico / drammatico / storico

Titolo originale: The Lost City of Z (2016)

Il film è ispirato al romanzo omonimo di David Grann (pubblicato nel 2009).

Regia di: James Gray.

Interpreti: Charlie Hunnam (Colonello Percy Fawcett), Robert Pattison (Caporale Henry Costin), Sienna Mille (Nina Fawcett), Tom Holland (Jack Fawcett), Angus Macfadyen (James Murray)


La storia di un uomo ossessionato dall’idea di ritrovare un’antica civiltà…


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L’avventura, la sete di conoscenza, o meglio la lotta contro il pericolo e la paura per ciò che non si conosce. Civiltà perduta rappresenta il giusto equilibrio tra la perfezione visiva di Terrence Malick, l’avventura storiografica di Steven Spielberg e la poetica narrativa di Werner Herzog.

Colonello Percy Fawcett: “Questi serpenti sembrano pericolosi?”

Caporale Henry Costin: “Eh, eh eh eh… forse siamo un po troppo inglesi per questa jungla. Stranieri in una terra straniera”

Come per lo stacco di montaggio della goccia di liquore che scorre per anticipare lo scorrere del treno sulle rotaie o per il finale poetico, avvolto in una cupa e densa nebbia di mistero che ha dato origine ad uno svariato ventaglio di ipotesi, James Gray si impegna a confezionare un racconto per il grande pubblico degno di un romanzo di avventura, visivamente apprezzabile con un risultato più che positivo, trasponendo sul grande schermo le vicende del protagonista che coprono un arco temporale di oltre vent’anni con un ritmo pacato, ma deciso e fluido, riuscendo nell’impresa di dare la giusta rilevanza ad ogni evento cruciale.

Civiltà perduta

Non può reggere il confronto con opere di spessore artistico/culturale come Il Sale della Terra (2014) di Wim Wenders o El abrazo de la serpiente (2015) di Ciro Guerra. Inappropriato è il raffronto con questo tipo di cinema. A differenza di queste opere, che assegnano un ruolo centrale e fondamentale alla popolazioni natie, The lost city of Z è centrato sulla figura e sulle gesta dell’esploratore che intraprende, come l’intrepido Indiana Jones di Spielberg, numerosi viaggi al confine tra Bolivia e Brasile prima per mappare il confine dell’area, in seguito per trovare prove di una civilizzazione antica e perduta nel folto della foresta dalla bellezza selvaggia nella quale Fawcett si magnetizza divenendone completamente assuefatto, come per il soldato Witt nella Sottile linea rossa (1998) di Malick, trasmettendo la sua stessa passione anche al primogenito.

James Murray: “È arrivato fin qui per fare delle mappe. E per che mai? Perchè possa esserci la pace? Cos’è la pace? La pace significa che la mia attività prospererà, che io prospererò. La pace significa solo che non cambierà nulla. L’aiuterò, perchè lei farà in modo che non cambierà nulla”

Non si tratta di un viaggio alla ricerca di se stesso, come in Aguirre furore di Dio (1972) di Herzog, ma di un desiderio prometeico di illuminare la storia dell’uomo, sfidando l’ipocrisia, il bigottismo, il razzismo e il conservatorismo della colta società vittoriana nonché la fiducia della moglie per riscrivere le origini della civilizzazione.

Fotografia e colonna sonora si sposano alla perfezione in questo film che rappresenta uno dei migliori biopic d’avventura degli ultimi anni. Un ottimo e appagante film che brilla di luce propria, capace di emozionare e di lasciare una traccia nello spettatore.

Data l’ammirevole opera di ricostruzione, molte sono le scene che rimangono impresse. Tra tutte, una sequenza secondaria, ma chiave per comprendere il racconto, rappresentata dalla predizione ricevuta da Fawcett da parte di una cartomante durante il periodo di guerra che preavvisa che la sua possessione finirà per investire tutte le persone che ama, come si rivelerà in seguinto nel finale.

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Robert Pattison con il regista statunitense James Gray.

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