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Il diritto di contare

~ Il diritto di contare ~

un film di Theodore Melfi.


La matematica afroamericana Katherine Johnson, insieme alle colleghe scienziate, Dorothy Vaughan, responsabile del settore IBM e l’ingegnere Mary Jackson, con grande impegno e determinazione contribuirono per la NASA alla vittoria americana nella corsa allo spazio contro il nemico sovietico. I loro calcoli fornirono le traiettorie per il programma Mercury e la missione Apollo 11 (la missione spaziale che per prima portò gli uomini sulla Luna), collaborando nel 1962 all’impresa del marines John Glenn, primo statunitense ad entrare in orbita attorno alla Terra eguagliando, di fatto ad un anno di distanza, l’austronauta russo Jurij Gagarin.


Basato sul libro Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race di Margot Lee Shetterly. In realtà il film è basato sulle bozze del testo, perché il libro vero è proprio è uscito nel settembre 2016, quando le riprese del film erano già concluse.

Taraji P. Henson: “Siamo state sorprese da questa storia, perché non la conoscevamo. Ora sappiamo che all’ombra di John Glenn e della sua orbita spaziale c’erano tre donne eccezionali”


“È una storia importante che supera ogni barriera mentale, retrograda e razzista e pone la donna al centro di una società che non la discrimina, ma anzi la incoraggia. L’autrice infatti ha scritto un libro che è un inno alla speranza e che vede premiato il coraggio di donne che hanno saputo lottare per la realizzazione di un sogno” (www.huffingtonpost.it)

Hidden Figures, ossia “figure nascoste“, per indicare con il termine sia quelle donne che hanno cercato in tutti i modi di uscire dall’oblio che veniva loro imposto a causa del sesso e del colore della loro pelle, sia a mascherare tutti i numeri matematici che stanno dietro a tutte le loro brillanti intuizioni.

Al Harrison: “Quello che ti chiedo di fare, quello che chiedo a tutti in quella stanza, a tutti i miei… geni è di guardare oltre i numeri, di guardarli intorno, attraverso, per risposte a domande che non sappiamo nemmeno formulare, matematica che ancora non esiste. Senza non andremo da nessuna parte. Insomma restiamo qui, non… non voleremo nello spazio, non ruoteremo intorno alla Terra e non toccheremo la Luna e nella mia mente… nella mia mente io sono già là”

Melfi mette in scena efficacemente con una narrazione semplice e diretta il razzismo e il sessismo ordinario dei bianchi, il tutto affrontando con leggerezza e ironia tragicomica una bellissima pagina sconosciuta di storia.

Karl Zielinski: “Mary, una persona con una mente da ingegnere dovrebbe essere un ingegnere. Non puoi fare calcoli per il resto della vita!”

Mary Jackson: “Signor Zielinski, io sono una donna negra. Non prenderò in considerazione l’impossibile”

Karl Zielinski: “Io un ebreo polacco i cui genitori sono morti in un campo di concentramento e adesso mi trovo sotto una navicella spaziale che porterà un’astronauta verso le stelle. Credo sia lecito dire che stiamo vivendo l’impossibile. Ti faccio una domanda. Se tu fossi un uomo bianco, vorresti diventare un ingegnere?”

Mary Jackson: “Non lo vorrei diventare. Lo sarei già diventato”

Sembra sia richiesto e demandato al cinema un ruolo di ricostruzione delle conquiste storiche e di riscatto per biografie nascoste dalle ingiustizie storiografiche tanto che, per ricordare una famosa citazione spaziale, la trama stessa può essere riassunta come:

“un piccolo passo per le donne, ma un grande balzo per l’umanità”


Al Harrison: “Quì alla NASA, la pipì ha lo stesso colore!”

La bravura di Melfi sta nel rappresentare in momenti comici, le ingiustizie sociali dell’America anni ’60. Questa capacità si avverte fin dalla scena di apertura con le tre protagoniste in difficoltà sul ciglio della strada con l’auto in avaria, capaci di superare con la sola intelligenza l’arroganza dai toni razzisti di un poliziotto.

Le frenetiche corse alla toilette di Katherine (alla ricerca di un bagno accessibile alle persone di colore) e il successivo sfogo di Al Harrison, con tanto di demolizione del cartello “colored ladies room”, si contrappongono a momenti di profonda riflessione negli sfoghi e freddure delle scienziate per la lotta all’emancipazione dalle ingiustizie subite nell’ambiente di lavoro.

Vivian Mitchell: “Sai, Dorothy… nonostante quello che tu pensi, io non ho niente contro di Voi!”

Dorothy Vaughan: “Lo so. So che probabilmente è quello che Lei crede!”

Nella sfida tra sovietici e americani all’occupazione delle rotte orbitali fa da contraltare la lotta per l’eguaglianza dei diritti tra bianchi e neri, evidenziata dall’arringa di Mary Jackson al giudice che deve consentirle di poter frequentare una scuola per soli bianchi.

Mary Jackson: “Il punto è, Vostro Onore, che nessuna donna di colore nella Virginia ha mai frequentato una scuola per soli bianchi, è inaudito” […] “e prima che Alan Shepard sedesse su una navetta, nessun americano aveva raggiunto lo spazio, e ora sarà ricordato per sempre come l’uomo della Marina Americana dal New Hampshire, il primo a toccare le stelle. E io, signore, io voglio diventare un ingegnere della NASA, ma non potrò riuscirci senza frequentare i corsi di quella scuola e non posso cambiare il colore della mia pelle, perciò non ho altra scelta che diventare la prima. Cosa che non posso fare senza di Lei. Vostro Onore, tra tutte le cause di questa giornata, quale avrà importanza tra cento anni? Quale pensa farà di Lei il primo?”

Il diritto di contare, in un’epoca di nuove frontiere e vecchie barriere, è la storia di traguardi, di sogni, di conoscenza e presa di coscienza; da guardare e possibilmente da leggere.

John Fitzgerald Kennedy: “Gli occhi del mondo guardano ormai verso lo spazio, verso la Luna e i pianeti che vi sono oltre ad essa e noi ci siamo impegnati a far si che tutto ciò non sia governato da una bandiera ostile e di conquisa, ma da un vessillo di libertà e di pace. Abbiamo iniziato questo viaggio verso nuovi orizzonti perché vi sono nuove conoscenze da conquistare e nuovi diritti da ottenere. Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite”


La storia dell’esplorazione spaziale americana attraverso lo sguardo di tre eroine intelligenti e ostinate che hanno cambiato alla loro maniera il mondo vincendo la segregazione legalizzata, la discriminazione razziale e la mancanza dei diritti per le donne…


Titolo originale: Hidden Figures (Il diritto di contare, 2016)

Paese di produzione: USA

Principali interpreti: Taraji P. Henson (Katherine Johnson), Octavia Spencer (Dorothy Vaughan), Janelle Monáe (Mary Jackson), Kevin Costner (Al Harrison), Kirsten Dunst (Vivian Mitchell), Jim Parsons (Paul Stafford), Glen Powell (John Glenn), Mahershala Ali (Jim Johnson), Aldis Hodge (Levi Jackson)


Katherine Johnson: “Vorrei informarla che sono stata la prima studentessa negra a specializzarsi all’Università della West Virginia. Tutti i santi giorni io analizzo i livelli del manometro per la portata dell’aria, l’attrito e la velocità e inoltre eseguo circa diecimila calcoli di coseni, radici quadrate e, di recente, di geometria analitica… a mano. Ci sono venti donne negre intelligenti ed estremamente capaci nel gruppo di calcolo ovest e siamo orgogliose di fare la nostra parte per il Paese. Perciò si, fanno fare delle cose alle donne alla NASA, signor Johnson, e non è perché indossiamo le gonne… è perché indossiamo gli occhiali!”