(1970 - 1979) - Il cinema anni '704 Stelle - ImperdibileDrammaticoPoliticoThriller

Sbatti il mostro in prima pagina

Sbatti il mostro in prima pagina

~ Sbatti il mostro in prima pagina ~

un film di Marco Bellocchio.


Milano, primavera 1972. Mentre si svolge una campagna elettorale carica di tensione e scandita da diversi scontri e incidenti di piazza, in periferia viene trovato il cadavere della sedicenne Maria Grazia Martini. Ben presto, per motivi politici, il quotidiano vicino alla destra “Il Giornale” in combutta con la polizia, costruisce “il mostro” scovando il colpevole tra gli ambienti della sinistra extraparlamentare.


Il film inizia con riprese dal vivo di Ignazio La Russa dal palco in un comizio a Milano di “Maggioranza Silenziosa”, prosegue poi con immagini di guerriglia urbana mentre scorrono i titoli di testa ed ancora si sofferma sul funerale di Giangiacomo Feltrinelli. Sbatti il mostro in prima pagina è un film che, se da un lato fotografa un preciso contesto storico, dall’altro è un’opera di scottante attualità che affronta il tema della manipolazione della realtà da parte della stampa e i suoi intrecci con il potere politico. Questa volontà di coniugare l’affresco politico con l’indagine poliziesca si rivela uno scandaglio funzionale. Seppur legato al clima degli anni settanta l’opera (ancor oggi) giunge al pubblico come un forte pugno allo stomaco. La macchina del fango agisce e a guidarla è un’imperturbabile mostro creato a sua immagine dalla stampa. La lezione di giornalismo e cinica spregiudicatezza di Bizanti nei confronti del giovane giornalista Roveda è una perla di cinema. Volonté trasforma l’amorale squallore del redattore capo e i suoi disvalori (arrivismo, cinismo, doppiezza, servilismo) in caratteri fisici e interpretativi, risultando un personaggio costruito, ma assolutamente credibile e rappresentativo, il vero mostro nascosto dietro la maschera del perbenismo e della normalità.


Gli stretti legami tra stampa, politica e forze dell’ordine durante gli anni di piombo. La borghesia del potere magistralmente interpretata da un superbo Volontè…


Titolo originale: Sbatti il mostro in prima pagina (2018)

Paese di produzione: Francia, Italia

Principali interpreti: Gian Maria Volonté (Giancarlo Bizanti), Fabio Garriba (Roveda), Carla Tatò (moglie di Bizanti), Laura Betti (Rita Zigai), Jacques Herlin (Lauri), John Steiner (ingegner Montelli), Jean Rougeul (direttore de Il Giornale), Corrado Solari (Mario Boni).


Bizanti: “Tu sai quante copie tira Il Giornale, è vero?“
Roveda: “Cinquecentomila.“
Bizanti: “Tutta l’opinione che conta nel paese. Sì, gente che magari legge anche altri giornali, di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale, per sentire dalla sua voce una parola pacata e definitiva. E questa voce, Roveda, dev’essere sempre la stessa, dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.“
Roveda: “Sì, sono d’accordo.“
Bizanti: “Chi è il nostro lettore? È un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine, che lavora, produce, crea reddito. Ma è anche un uomo stanco, Roveda, scoglionato. I suoi figli invece di andare a scuola fanno la guerriglia per le strade di Milano. I suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è, il Paese è nel caos. Apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova? Il tuo pezzo, Roveda. Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo: “Disperato gesto di un disoccupato. Si brucia vivo padre di cinque figli”. Ora, io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola “disperato” è gonfia di valori polemici. Se poi me lo unisce alla parola “disoccupato”, “disperato disoccupato”, be’, allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione.“
Roveda: “Ma…“
Bizanti: “Compiuta la quale, tu prendi questo pover’uomo di lettore, e gli sbatti in faccia cinque orfani e un cadavere carbonizzato. No, dico, cosa vogliamo farne di questo pover’uomo di lettore, un nevrotico? Gli ha forse dato fuoco lui? Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare, no? Scrivi: “Drammatico suicidio”. “Drammatico suicidio”, due parole, “di…” Cos’è un calabrese il poveretto?“
Roveda: “Sì…“
Bizanti: “Ecco, …di un immigrato, “immigrato”, una parola sola, che contiene implicitamente il “disoccupato” e il “padre di cinque figli” ma da anche un’informazione in più.“
Roveda: “Certo…“
Bizanti: “Il succo della notizia, la sintesi: il lettore apre il giornale, guarda, se gli va legge se non gli va tira via, ma senza la sensazione che gli vogliamo rompere i coglioni. Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo. Comunque il pezzo è eccellente. Sì, magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel “licenziato”.
Roveda: “Rimasto senza lavoro…?“
Bizanti: “Rimasto senza lavoro, bravo. Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è. Adesso lo ricopi, e lo porti direttamente in composizione. Vai.“

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