Cinema e… maschere

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~ Cinema e… maschere ~

Cinema e... maschere
La maschera del demonio – Lamberto Bava – 1960

Febbraio è il mese del Carnevale e la maschera rappresenta il simbolo che identifica questo festoso e ricorrente evento folkloristico. Fin dalla preistoria l’uomo si è servito di questo manufatto per i rituali religiosi. Oggi, la si ritrova abbinata a rappresentazioni teatrali o in feste popolari. Nel cinema, come per la letteratura, possiamo ritrovare una significativa presenza della maschera nel genere horror, come a celare l’identità del male stesso. Il capolavoro di Mario Bava, La maschera del demonio, (del 1960), sintetizza già nel titolo questo forte accostamento ma nell’immaginario comune non si possono dimenticare i volti mascherati di Michael Myers in Halloween (Halloween – La notte delle streghe, del 1978) diretto da John Carpenter e di Hannibal Lecter in The Silence of the Lambs (Il silenzio degli innocenti, del 1991) diretto da Jonathan Demme.

Siamo costantemente scissi e frammentati in mille maschere con le quali ci atteggiamo dinanzi agli altri. Spesso la maschera sottrae alla vista il vero di noi che consideriamo troppo spaventoso per essere mostrato ed il timore del giudizio altrui ci porta a preferire un abito di circostanza. Un gioco di maschere e di false identità si presenta nel film noir di Fritz Lang, Cloak and Dagger (Maschere e pugnali, del 1946) e nel testamento di Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut, (del 1999), dove la maschera si presenta sia in senso proprio come costume, sia in senso figurato come finzione, risultando l’elemento centrale del film.

Esiste una filmografia copiosa di opere drammatiche come The Elephant Man (del 1980) di David Lynch o Mask (Dietro la maschera, del 1985) di Peter Bogdanovich, che trattano storie vere dove rare malattie affliggono il volto e la vita dei loro protagonisti.

Altri film ripercorrono storie di persone che, subito un grave incidente, lottano per tornare alla vita quotidiana. Tra i molti del genere, consiglio Les yeux sans visage (Occhi senza volto, del 1960) diretto da Georges Franju e tratto dal romanzo omonimo Jean Redon. Una storia dai toni fantastici e surreali sui misfatti di un chirurgo che, dopo aver provocato un incidente stradale in cui sua figlia è rimasta sfigurata, cerca di ridarle un volto in ripetuti tentativi di trapianto.

Frequenti sono le volte in cui la concezione che gli altri hanno di noi non coincide con il nostro vero essere e ci vengono modellate addosso identità a noi del tutto estranee. Occorre considerare, inoltre, le innumerevoli maschere che noi tutti quotidianamente indossiamo ogni qualvolta siamo chiamati ad assumere dei ruoli. Infine, la corrente cinematografica del momento18, quella che abbraccia l’arte del fumetto, assimila nella maschera l’aspetto magico del cambiamento, del trasformismo e del doppio gioco, che induce le persone comuni a celare o mostrare la loro identità di esseri malvagi e supereroi, come accade per il ricco uomo di affari Bruce Wayne nel Batman di Christopher Nolan ritratto in The Dark Knight (Il cavaliere oscuro, del 2008).


“Tutta la vita umana non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico”. Elogio della follia – 1509 (Erasmo da Rotterdam).

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