Da giorni circolano per la rete e sulle principali testate giornalistiche articoli spot sulla possibilità di ritrovare nel proprio taschino rare monete in euro di altissimo valore.

Considerando che le monete acquistano un significato valore non solo in relazione ad una bassa tiratura, basti citare Paperon de’ Paperoni che nutriva un profondo legame con la Numero 1, il suo primo decino guadagnato, e ritenendo personalmente il valore affettivo secondario per la numismatica, bisogna sempre distinguere la rarità di una moneta dal suo valore commerciale.

Non sempre i due elementi coincidono e sono da considerare altre variabili che possono influenzare il valore commerciale col passare del tempo: l’incontro tra domanda e offerta; le caratteristiche geopolitiche del Paese, l’interesse storico e tematico inciso sulla moneta stessa, il materiale utilizzato per la sua coniazione e la bellezza artistica nel suo complesso.

Si possono verificare inoltre degli errori in fase di produzione che distinguono alcuni pezzi per la loro peculiarità acquisita. Si differenziano per questo monete con diverso grado di conservazione. La sigla FDC (fior di conio) è attribuita alle monete che si trovano nello stato in cui erano uscendo dal conio, parliamo quindi di monete che non hanno mai circolato e che per questo non presentano alcuna traccia di usura visibile. Con FS (fondo a specchio) si contraddistingue invece un particolare procedimento di coniatura che può presentare anche particolarità cromatiche.

In questi recenti articoli, tutte le monete che vengono presentate come riferimento hanno i classici valori nominali. Normalmente descrivono le serie da due euro commemorativi che presentano le più basse tirature e che vengono emesse solo in serie numerate con cofanetti da collezione e blisterate FDC o FS dai Paesi membri della zona euro e dei microstati che hanno stipulato particolari convezioni monetarie.

Il lettore presta la sua attenzione perché viene esplicitamente scritto fin dai titoli di testa che inconsciamente il suo portamonete potrebbe costudire un tesoro quando è del tutto improbabile visto che le monete in questione non hanno mai circolato. 

Purtroppo, è proprio l’incoscienza sul tema che può sviare lo sprovvisto lettore che, preso da una falsa speranza di successo lo si può ahimè immaginare alle prese con la rottura di tutti i suoi salvadanai o ancora, nell’osservare con estrema perizia ogni qual volta che scambia denaro presso gli esercenti.

Lasciate ogni speranza… siate consapevoli della realtà. Impiegare il contante e le monete ci rende uomini responsabili. Anziché ascoltare falsi miti, tornate a dare valore ai ricordi piuttosto tenendo da parte qualche bel esemplare della vecchia e cara Lira da mostrare un futuro a figli e nipoti che vivranno in un mondo altamente tecnologico, educato e abituato al sempre più esclusivo e alla portata pagamento virtuale.