~ Il potere del cane ~

un film di Jane Campion.

Ed ecco la prima delusione di Venezia 78. Montana, 1925: due fratelli gestiscono un grande ranch dopo che gli anziani genitori si sono ritirati. Uno è aggressivo, spiccio, tanto socievole con i mandriani quanto refrattario al vivere civile, apparentemente rozzo ma in realtà intelligente e colto (un Benedict Cumberbatch che siamo abituati a vedere in altri ruoli), l’altro molto “civilizzato”, ma in realtà sostanzialmente inetto e manipolabile. Il secondo conosce una bella locandiera (Kirsten Dunst), vedova di un suicida e madre di un ragazzo debole, colto e poco adatto alla vita di un ranch, cui preferisce gli studi di medicina e realizzare fiori di carta, e porta entrambi nella casa di famiglia, con grande disappunto dell’altro fratello che fin da subito aveva preso di mira il ragazzo e considera la donna una arrivista.

I rapporti risultano molto tesi, la donna si rivela una alcoolizzata e il ragazzo oggetto di scherno ha comportamenti sempre più inquietanti (è vero che giustifica la dissezione di animali con i suoi studi di medicina, ma è anche vero che è anche uno dei più famosi indizi di sociopatia…), e il fratello burbero non perde occasione di tormentarli, e peraltro si delinea sempre più come una personalità complessa: si è creato un mondo isolato, in cui dà sfogo da un lato alla repressione dei suoi istinti dall’altro al disvelamento di essi, tra feticismo, masochismo, voyeurismo e una neanche troppo latente pulsione omosessuale.

Il rapporto con il ragazzo sembra via via migliorare, gli insegna ad andare a cavallo, comincia a realizzargli una cima di pelle intrecciata come regalo, tutto perché riconosce l’intelligenza e la capacità di cogliere la realtà al di là della superficie (“riconosce” in una collina il profilo di un cane, cosa che gli altri che non riescono ad astrarre non fanno), ma la ricerca di animali morti per antrace non fa presagire nulla di buono…

Siamo molto lontani da Lezioni di piano… rimane la natura selvaggia a confronto con personaggi duri che nascondono debolezze, rimane la capacità di rendere la sensualità (ma qui in modo più esibito e meno evocativo), rimane la capacità di ritrarre, rimane anche il pianoforte come segno tangibile di una differenza tra due mondi… ma il tutto risulta freddo e poco significativo, poco approfondito e molto mostrato, come se ci fosse la consapevolezza che risultando meno chiari bisogna essere più espliciti, più ridondanti.

Gli attori per quanto bravi sono spesso sprecati: notevole la scelta di Cumberbatch per un ruolo assai diverso dal suo normale casting (se la cava egregiamente, ma rimane la sensazione di fuori luogo), bravo il ragazzo (ma la su presenza inquietante alla Norman Bates è perfino “urlata”), la Dunst è brava ma non si approfondisce nulla del suo personaggio… e poi ci sono scelte incomprensibili: come fai a ingaggiare una giovane e bravissima attrice come Thomasin McKenzie, l’interprete di Jojo Rabbit e che per fortuna avremo modo di rivedere qui a Venezia, e poi scordarsi completamente non dico di utilizzare il suo personaggio ma almeno di presentarlo? Presumo che il suo girato sia finito in toto “sul pavimento della sala di montaggio”, ma escludendo che sia dovuto a sua incapacità recitativa, è indice di una regia che non ha per una volta idee chiare su cosa fare..

Libro delle preghiere comuni

Libera l’anima mia dalla spada e il mio amore dal potere del cane

Un tardo western ben girato, ma con non molto da dire


Titolo originale: Il potere del cane (The power of the dog, 2021)

Paese di produzione: Australia, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda

Principali interpreti: Benedict Cumberbatch (Phil Burbank), Kirsten Dunst (Rose), Jesse Plemons (George Burbank), Kodi Smit-McPhee (Peter), Thomasin McKenzie (Lola), Keith Carradine (governatore Edward), Frances Conroy (la vecchia)

mymovies.it

“La Campion rende sensuale ogni cosa su cui si posa anche se questa volta si ferma ad un passo dalla cima”

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