~ Il processo ai Chicago 7 ~

un film di Aaron Sorkin.

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Da una storia vera.

1968: i gruppi pacifisti e le organizzazioni della controcultura convergono su Chicago per protestare alla convention democratica contro la guerra del Vietnam, che il presidente democratico uscente e non ricandidatosi Lyndon Johnson ha proseguito: l’atteggiamento di repressione e i metodi violenti delle autorità portano a scontri violentissimi, e l’eco di quei fatti contribuisce a far perdere le elezioni ai democratici. Il nuovo presidente Richard Nixon decide di fare avviare un processo esemplare per incitamento alla rivolta e cospirazione (reato molto grave e praticamente mai contestato al alcuno) ai 7 leader più noti delle diverse organizzazioni, che spesso non si erano neppure mai incontrati. In realtà il processo inizia contro 8 imputati, coinvolgendo il leader delle Pantere Nere Bobby Seale (che nulla aveva a che spartire con gli altri ma che era un obiettivo politico), ma nonostante i tentativi letteralmente a forza di coinvolgerlo, costringendolo a utilizzare gli stessi avvocati (in particolare il famosissimo paladino dei diritti civili Kunstler) degli altri imputati contro la loro stessa volontà e arrivando a fagli assistere alle udienze imbavagliato, la posizione viene stralciata (il processo a Seale viene citato in Judas and the Black Messiah anch’esso candidato agli Oscar quest’anno) e il processo prosegue contro quelli che diventano storicamente noti come i Chicago 7. Nonostante la mancanza di prove, le chiare manovre di provocazione, le decisioni contro il diritto, e le testimonianze a favore persino dell’ex procuratore generale degli Stati Uniti, la maggior parte degli imputati viene condannata per oltraggio alla Corte e per incitamento alla rivolta, ma non per cospirazione. Tutte le condanne vengono poi annullate in appello, segnando la prima incrinatura nel potere di Nixon, poi travolto dal Watergate, e al tempo stesso facendo diventare gli accusati dei simboli della lotta per i diritti civili negli anni a venire.

Sorkin, sceneggiatore premio Oscar per The Social Network e creatore di West Wing, dirige con solido mestiere un film corale con un cast di livello incredibile e con una sceneggiatura magnifica per dialoghi e costruzione: si viaggia molto in alto, nel solco della doppia tradizione del film “processuale” e del film di impegno politico in stile Tutti gli uomini del presidente, i discorsi e gli scambi di battute sono tanto scritti bene quanto recitati impeccabilmente (troppe sarebbero le frasi da citare…), e nel cast all star oltre ai premi Oscar Rylance e Redmayne mi piace citare Sacha Baron Cohen, meritatamente candidato all’Oscar, perfetto nel rappresentare un campione della controcultura yippie degli anni Sessanta utilizzando la sua verve beffarda, impertinente, dirompente per infondere vita e significato ad una figura portatrice di grandissimi ideali e che poi ha avuto anche una storia tragica, e che non risulta affatto sminuito, ma anzi emerge e si staglia nella mente (e nei cuori) degli spettatori… questo per dire come l’uomo che sta dietro alla maschera di Borat sia decisamente tutt’altro che uno stupido, anzi sia un ulteriore fulgido esempio di come spesso gli attori comici siano dei fenomenali interpreti drammatici.

Un film perfetto quindi? Non proprio: sicuramente un’opera che unisce a una tematica importante e alla capacità di fare conoscere la storia contemporanea una grande godibilità come intrattenimento intelligente (il film prende tantissimo lo spettatore, non ha momenti di noia ma tiene sempre vivo l’interesse e l’attenzione), ma non risulta “nuovo”: un compito perfettamente svolto, un film che si ha il vero piacere di vedere, ma in certi momenti sa di già visto, di non originale, di didascalico, e il cast corale in certi momenti sembra un po’ rendere il sopravvento, come se si dovessero mettere troppi bei dialoghi, troppe belle scene, distribuendole tra troppi personaggi… grande cinema, grandi interpreti, grande sceneggiatura, ma non grande capolavoro.

Abbie Hoffman

Abbiamo portato certe idee oltre i confini dello Stato. Non mitragliatrici, o droghe e neanche ragazzine. Idee. Quando siamo andati da New York, New Jersey, Pennsylvania, Ohio e Illinois, portavamo con noi certe idee. E per questo siamo stati gassati, picchiati, arrestati, messi sotto processo. Nel 1861, Lincoln disse nel suo discorso inaugurale: “Ogni volta che il popolo sarà stanco del governo in carica, potrà esercitare il diritto rivoluzionario di smembrare e di rovesciare quel governo”. E se Lincoln avesse fatto quel discorso a Lincoln Park l’estate scorsa, sarebbe finito sotto processo con noi” 

William Kunstler

E come si fa a rovesciare, smembrare, come dice lei, un governo pacificamente?” 

Abbie Hoffman

In questo paese, lo facciamo ogni quattro anni” 

Tutto il mondo ci guarda…


Titolo originale: The trial of the Chicago 7 (Il processo ai Chicago 7, 2020)

Paese di produzione: Usa

Principali interpreti: Yahya Abdul-Mateen II (Bobby Seale), Sacha Baron Cohen (Abbie Hoffman), Joseph Gordon-Levitt (Richard Schultz), Michael Keaton (Ramsey Clark), Frank Langella (Julius Hoffman)

Bobby Seale

Se loro attaccano…” 

Sondra

Il Dottor King…

Bobby Seale

È morto! Lui aveva un sogno, e adesso ha una pallottola in testa. Martin è morto. Malcolm è morto. Medgar è morto. Bobby è morto. Gesù è morto. Loro ci hanno provato in pace. Noi proviamo qualcos’altro

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