~ Minari ~

un film di Lee Isaac Chung.

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Una coppia di giovani immigrati coreani si trasferisce dalla California al Midwest, per il sogno di gestire una fattoria e produrre coltivazioni da vendere al mercato dei coreani in America, sfruttando gli incentivi e le agevolazioni agli agricoltori previste dalla Reaganomics in quegli anni. Poiché condurre la fattoria e contemporaneamente guadagnare come “sessatori” (la difficile attività di distinguere velocemente e separare i pulcini maschi da quelle femmine praticata nella pollicoltura) si rivela difficile per la coppia, data anche la presenza della figlia Anne e del piccolo, vivace e sensibile David, viene deciso di far giungere a vivere con loro la madre della donna. Il rapporto del piccolo con la nuova arrivata all’inizio complicato, una nonna che gioca a carte come un baro, che impreca e insulta non è proprio quello che si aspettava, e non manca di farlo notare a suo modo, con uno scherzo molto forte che in fondo però lei prende bene, ma sarà proprio la nonna a costruire una relazione di fiducia, facendo per la prima volta vivere al bambino la sua vita come tale e non come un giovane malato di cuore da dover proteggere da tutto e persino da se stesso, dandogli fiducia e facendolo crescere. Le difficoltà e le delusioni dell’attività (ordini annullati, spese impreviste, difficoltà…) metteranno in crisi la coppia, con lei che accusa il marito di inseguire più il suo sogno di successo invece di pensare al bene della famiglia, e alle difficoltà si aggiungerà anche un ictus della nonna, ma di fronte a un evento traumatico che colpisce la fattoria per inconsapevole colpa di quest’ultima, la coppia saprà ritrovare il senso delle priorità e l’unità, e la crescita della piccola piantagione di minari, tipica coreana, posta dalla nonna come da saggezza contadina lungo le rive di un torrente, rappresenterà il “mettere le radici” e il “crescere” e “fiorire” della famiglia coreano americana.

Il film rappresenta un racconto semi autobiografico per il regista. È in qualche modo la storia della sua famiglia, dei suoi genitori, ed è uno dei rarissimi esempi tra i film candidati quest’anno agli Oscar principali, se non l’unico, in cui la speranza, l’ottimismo pur nelle difficoltà permeano tutta l’opera, allontanandosi dalle tematiche così dure degli altri film. Temi come il razzismo verso gli immigrati sono lontanissimi da questo film, che è veramente la semplice positiva storia di una famiglia: un buon film, anche una necessaria boccata di ossigeno per certi versi, ma niente di travolgente o sconvolgente, e sicuramente un film che nasce cavalcando l’onda lunga del trionfo coreano di Parasite nel 2020, ma che difficilmente bisserà il successo di quest’ultimo, anche se prima di esso sarebbe stato impensabile un’opera americana candidata come miglior film e recitata per la maggior parte in coreano. Insomma un film interessante e piacevole da vedere, ma non un capolavoro o un film innovativo o dal messaggio forte.


La storia di una famiglia di immigrati coreani nell’America rurale degli anni Ottanta…


Titolo originale: Minari (id., 2020)

Paese di produzione: Usa

Principali interpreti: Steven Yeun (Jacob Yi), Han Ye-ri (Monica Yi), Alan Kim (David Yi), Noel Kate Cho (Anne Yi), Yoon Yeo-jeong (Soon-ja), Will Patton (Paul)

Soon-ja, la nonna

“Come here pretty boy!” 

David, il nipotino

“I’m not pretty, I’m good-looking!”