~ Volevo nascondermi ~

un film di Giorgio Diritti.

Il film racconta la vita di Antonio Laccabue, poi divenuto Ligabue, dalla sua infanzia in Svizzera fino alla morte a Gualtieri. Nato da una emigrata italiana, affidato presto ad una coppia senza figli per le disagiate condizioni economiche familiari e poi per la morte della madre naturale e di tre fratelli per un sospetto avvelenamento forse in realtà dovuto ad alimenti avariati (ma sarà l’odio per questo padre da lui comunque ritenuto responsabile a spingere Ligabue a rinnegare il cognome Laccabue) afflitto fin dall’infanzia da problemi fisici (gozzo, rachitismo…), mentali (con ricoveri in ospedali psichiatrici) e comportamentali (con espulsioni da collegi e con la deportazione dalla Svizzera in Italia, di cui era cittadino per ius sanguinis), trascorre gli anni italiani vivendo sostanzialmente di assistenza sociale o di ospitalità di amici, tra un ricovero psichiatrico e l’altro, trovando conforto solo nella pittura e nella scultura (creazioni impastate a bocca conservatesi in parte solo grazie alle riproduzioni in bronzo) e venendo scoperto solo negli ultimi anni della sua vita e ampiamente sfruttato da chi gli stava intorno, visto che per il ricavato delle sue opere si accontentava di dare sfogo alle sue fissazioni comprando motociclette e macchine da far condurre da un autista, per sentirsi uno dei signori, fino alla morte nell’ospizio di mendicità di Gualtieri dopo anni di ricovero per una emiparesi.

Ora, queste informazioni, pur presenti in qualche modo nel film, non risultano però facilmente intelleggibili, se non si hanno presenti le notizie sulla vita del pittore, anche solo attraverso il famoso e bellissimo sceneggiato RAI con Flavio Bucci del 1977 o la presentazione della mostre a lui dedicate quale quella da me vista a Padova due anni fa… e questo già sarebbe un difetto non da poco per un biopic, ma se anche non si volesse raccontare nel dettaglio la storia di una vita, perché farlo frammentariamente? O perché non cercare di affrontare e spiegare il mondo interiore dell’artista, o fornire una chiave interpretativa della sua arte, o anche solo raccontare le sue interrelazioni con il mondo e le persone che lo circondavano e che lo sfruttavano, o schernivano e solo raramente lo aiutavano davvero? Tutto questo rimane sostanzialmente estraneo al film, che si affida alle doti recitative di Elio Germano (meritato Orso d’Argento per il migliore attore all’ultima Berlinale) semplicemente per dare un ritratto di un folle, un esagitato che sembra tirare fuori la sua arte dal nulla o dai suoi demoni interiori… quando mi è sempre sembrata più convincente la tesi sostenuta da molti critici tra cui i curatori della mostra di Padova per cui Ligabue, per quanto affetto da problemi mentali non era il pazzo furioso che è stato “venduto” al pubblico come tale da molta cronaca e critica, e anzi spesso giocava con questa sua immagine, volutamente la perpetuava appunto perché era quanto il pubblico voleva, e quanto al supposto spontaneismo, mancanza di conoscenza e di rudimenti artistici, be’ anche su questo ci sarebbe molto da dire e non è decisamente quello che pensano sempre più critici oggi, o suo tempo qualcuno che di arte ne capiva pur qualcosa come Giorgio Morandi se non vado errato…

Ma anche tutto questo rimane fuori dal film, e dopo un po’ il gioco di vedere Germano che si contorce, fa versi, parla spesso una lingua incomprensibile mista di tedesco e dialetto reggiano (a me ha ricordato un po’ il penitenti agite del Il Nome della Rosa…) sinceramente stanca… i tormenti, quelli veri, dell’artista Ligabue forse meritavano un trattamento migliore, e questo senza nulla togliere alla bravura di Germano… solo che un po’ di storia, un po’ di approfondimento, un po’ di interrelazione con gli altri personaggi (tutti appena abbozzati, difficile pensare ad un coprotagonista…) sarebbero stati necessari.


La vita del più famoso pittore naif italiano


Titolo originale: Volevo nascondermi (Volevo nascondermi, 2020)

Paese di produzione: Italia

Principali interpreti: Elio Germano (Antonio Ligabue), Oliver Ewy (Ligabue da giovane), Leonardo Carrozzo (Ligabue da bambino), Pietro Traldi (Renato Marino Mazzacurati), Orietta Notari (madre di Mazzacurati),


Dottore

Si dice che non avete un lavoro, non avete una moglie, non contribuite in alcun modo alla crescita dell’Italia fascista…

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