~ Nomadland ~

un film di Chloé Zhao.

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Una donna, dopo la morte del marito vive qualche anno nella cittadina dove lavoravano entrambi, ma quando la chiusura dell’azienda porta la cittadina a scomparire completamente (si spopola al punto da divenire una città fantasma e da vedere cancellato il codice postale, destino comune ad altri luoghi), compra un vecchio furgone adattato a camper e ne fa la sua casa, cominciando a spostarsi per gli Stati Uniti cercando di seguire le occasioni di lavoro e venendo in contatto con una comunità sempre più numerosa nel Paese che vive on the road, per i motivi più diversi. Si tratta di persone rimaste sole e/o che non possono permettersi una abitazione tradizionale (la donna rivendica di essere una houseless, non una homeless…), persone che cercano uno stile di vita alternativo e lontano dai dettami del consumismo, persone anziane che non vogliono concludere la propria esistenza senza avere vissuto il mondo. Tra di loro si crea davvero una comunità per quanto itinerante, fondata sullo scambio di informazioni e supporto e su una economia basata essenzialmente sul baratto. La protagonista tra alti e bassi vive bene questa sua nuova vita di libertà, al punto che quando potrebbe trovare un nuova stabilizzazione e anche l’amore nella persona di un altro viaggiatore che si riappacifica col figlio che lo sta facendo diventare nonno e torna a vivere in casa rifiuta l’offerta di vivere da lui per continuare questa sua nuova esistenza di libertà.

Titolo tra i più attesi della mostra, e ce ne era ben motivo: una giovane e promettente regista giunta anni fa dalla Cina e premiata nei circuiti indie, ma al tempo stesso attenzionata dalle major che l’hanno già ingaggiata per dirigere un progetto multimilionario (un kolossal della Marvel), una protagonista come la due volte premio Oscar Frances McDormand, un non protagonista di lusso come David Strathairn, una storia nuova e intrigante…e le aspettative non sono andate deluse. Grandi interpretazioni dei due attori professionisti ma anche di tutte le altre persone che compaiono e che sono veri “Nomadi” che recitano se stessi, uno spaccato di una parte della società americana ai margini, ma che pur non navigando nell’oro vive una vita semplice ma dignitosa e ricca di affetti e di solidarietà, paesaggi naturali meravigliosi alternati a momenti molto intimistici (e quindi un campionario di riprese condotte tutte con maestria che siano i primissimi piani dentro un furgone o le carrellate o panoramiche in campi lunghissimi all’aperto…). Non sarà un capolavoro assoluto ma è un gran bel film che non ha meritato le critiche ricevute da alcuni dopo la vittoria del Leone d’Oro e che in una edizione complessivamente di molti buoni film ma nessuno assoluta opera d’arte figurava meritatamente nel novero dei due/tre film favoriti. Si può discutere di una certa edulcorazione delle situazioni, in cui i drammi stanno abbastanza sullo sfondo (ma sono anche parte della ossatura di questo mondo a parte…) e in cui il lavoro in un magazzino Amazon viene descritto non come una occupazione quasi da sweatshop da estremo oriente ma come un luogo idilliaco di lavoro attento alle regole di sicurezza, con attenzione ai bisogni del lavoratore (il campeggio pagato… capirai…) e persino occasione di socializzazione, ma quello che appare autentico e vero è l’affetto e il rispetto mostrato per queste anime in viaggio. I veri protagonisti del film con le loro storie e le proprie individualità che si incontrano, viaggiano si reincontrano e spesso in un modo o nella altro si lasciano, perché la vita cambia o finisce.  E la dedica a quelli che ci hanno dovuti lasciare (e questa non è una esperienza solo dei nomadi, e l’allontanamento e il lasciarsi possono assumere diversi significati) conclude il film, assieme al motto dei nomadi che è Ci vediamo sulla strada… e in fondo questa vita on the road, il viaggio come metafora della vita stessa e del suo divenire, la ricerca di spazi di libertà sono tematiche proprio universali che hanno convinto anche la Giuria che ha assegnato il Leone d’Oro… e a cui vanno anche tre stelle e mezza anche solo per il finale assai poco hoolywoodiano.


Uno spaccato di una parte della società americana ai margini, ma che pur non navigando nell’oro vive una vita semplice ma dignitosa e ricca di affetti e di solidarietà, paesaggi naturali meravigliosi alternati a momenti molto intimistici…


Titolo originale: Nomadland (Nomadland, 2020)

Paese di produzione: Usa

Principali interpreti: Frances McDormand (Fern), David Strathairn (David), Linda May (se stessa), Charlene Swankie (se stessa), Bob Wells (se stesso)

Motto dei nomadi che conclude il film

“Ci vediamo sulla strada”

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