~ Judy ~

un film di Rupert Goold.

La vita dell’attrice e cantante Judy Garland viene rappresentata in due distinti momenti: nel 1939 child star in ascesa, interprete del Il Mago di Oz, sottoposta a frenetici ritmi lavorativi e ad un regime di alimentazione o meglio di deprivazione alimentare per rispettare il modello che si voleva incarnasse, psicologicamente tormentata dal tycoon Louis B. Mayer della MGM con la minaccia di essere ricacciata nell’anonimato e dimenticata, e spinta all’abuso di psicofarmaci (anfetamine per la dieta e il superlavoro, barbiturici per il sonno). Nel 1968 appare invece come l’ombra di se stessa, in pieno declino di successo, sempre più dipendente da alcool e pillole, sommersa dai debiti, con quattro divorzi alle spalle, in lotta per l’affidamento dei figli più piccoli (la più grande ha già intrapreso la sua strada, anche se in futuro non sarà immune da alcuni dei problemi della madre, pur condividendone anche il talento, visto che si tratta di Liza Minnelli): per tentare di guadagnare quanto le serve per avere speranza di tenere con sé i figli si reca a Londra per una serie di concerti visto che lì la sua popolarità è immutata, anche se il mondo è cambiato.

Il film è cucito addosso (pregio e limite, se si vuole) all’interpretazione della Zellweger, che rende perfettamente la malinconia, la disperazione, il bisogno di essere amata e di accondiscendere gli altri, e la tendenza autodistruttiva del suo personaggio. Difficile dire quanto nella sua mimesi sia dovuto alla sua personale storia, di attrice dal successo in declino negli ultimi anni, di interprete che si è dovuta sottoporre in passato a regimi alimentari stressanti per entrare e uscire nei panni di Bridget Jones: l’avevo vista qualche anno fa sul red carpet a Venezia e mi aveva lasciato un’impressione molto negativa, bamboleggiante, truccatissima, plastificata dalla chirurgia, e con un’aria di artificiosità pesante. Qualunque sia l’origine del merito, è bello ritrovarla ora all’apice della sua bravura, meritatamente in corsa per non dire in pole position per l’Oscar: anche solo la scena finale, con la sua ultima, letteralmente strappalacrime interpretazione del suo cavallo di battaglia dal Il Mago di Oz è qualcosa che non può lasciare indifferenti, anche perché il testo appare perfetto per descrivere il Judy, ovvero una persona che cerca un luogo in cui i sogni che si osano sognare diventano veri, e che si chiede, drammaticamente perché lei non potrebbe raggiungerlo, anche se sta “…oltre l’arcobaleno”.

Judy Garland

Io voglio quello che vogliono tutti gli altri, solo che sembra che per me sia più difficile ottenerlo

Un cuore non si giudica da quanto tu ami, ma da quanto sai farti amare (da Il mago di Oz)


Titolo originale: Judy (Judy, 2019)

Paese di produzione: Regno Unito

Principali interpreti: Renée Zellweger (Judy Garland), Darci Shaw (Judy Garland da giovane), Finn Wittrock (Nickey Deans), Rufus Sewell (Sidney “Sid” Luft), Michael Gambon (Bernard Delfont)


Psicologo

Prende qualcosa per la depressione?

Judy Garland

Quattro mariti… non hanno funzionato!

Somewhere over the rainbow…

“way up high.
There’s a land that i have heard of once in a lullaby.
Somewhere over the rainbow skies are blue.
And the dreams that you dare to dream really do come true […]
Somewhere over the rainbow bluebirds fly.
Birds fly over the rainbow why then oh why can’t I?”

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