~ Hammamet ~

un film di Gianni Amelio.

Gli ultimi anni di vita di Craxi, dal Congresso socialista che lo vedeva trionfatore al periodo del declino fisico e politico, della latitanza in Tunisia, della malattia e della morte.

Ho assistito alla presentazione tenuta dal regista a Padova, e nel corso di essa ha citato due volte Shakespeare: la prima volta il Riccardo III, per controbattere all’obiezione che non si possano fare storie su personaggi negativi, e qui non si può che dargli ragione, anzi, alcuni dei migliori personaggi sono dei grandi cattivi, e anche nel recitarli la sfida porta spesso a risultati sublimi. Basti pensare al Riccardo III di Ian McKellen, ad almeno tre personaggi di Kevin Spacey che non citerò perché vorrei evitare con uno di essi lo spoiler, all’Hitler di Bruno Ganz.

Ma poi ha citato anche il Re Lear, pe evidenziare come la chiave di lettura volesse essere il rapporto tra il vecchio re e la figlia che lo accudisce, e qui non ci siamo più. Sì perché è questo che manca nel film di Amelio più di tutto, una chiave di lettura coerente. Non basta non chiamare nessuno dei personaggi, alcuni evidenti e riconoscibili, altri di fantasia come espedienti narrativi (il politico democristiano, il giovane, il tesoriere…) con il nome vero (persino Craxi è il Presidente) per fare degli ultimi anni di Craxi una storia universale, e tutto, a cominciare dai rapporti tra i personaggi, appare stentato, artificiale, superficiale e perché no noioso. Nessun approfondimento non dico storico-politico, ma neppure dei rapporti umani ridotti a macchietta, e neppure una seria riflessione generale sull’Italia di Tangentopoli e ahimè di sempre, se non nell’episodio dell’incontro scontro con i turisti italiani che lo aggrediscono verbalmente ma che sono gli stessi che lo osannavano da potente e che gli hanno tirato le monetine, ma non si sono mai preoccupati di dove provenissero… ma rimane un momento molto isolato.

Non sono d’accordo con chi ha ravvisato nel film una sorta di agiografia craxiana, una sorta di assoluzione pietistica per un uomo in declino e malato: non sono d’accordo perché è peggio, un ritratto superficiale di quello che appare banalmente come un arrogante vittima di se stesso, un bambino che combinava le marachelle (apertura e chiusura del film) e che è come se avesse continuato a farne solo di più grosse… tutto qui?

E questo mi dispiace soprattutto per un motivo, ovvero aver sostanzialmente sprecato una interpretazione, sontuosa, magistrale, pazzesca, da Coppa Volpi, David, Golden Globe e Oscar messi assieme. Se Pierfrancesco Favino nel Traditore di Bellocchio non recitava, ma era Buscetta, qui è Craxi, e non è somiglianza fisica, ma tono e ritmo della voce, sguardi, gesti, movimenti (osservasi prego il modo di prendere e aggiustare gli occhiali)… insomma tutto meno una sceneggiatura valida per andare a fondo nell’anima di Craxi, come sicuramente Favino sarebbe stato in grado di fare. Che peccato… lo spreco è un peccato capitale…

Bettino Craxi

“I danari per la politica sono come le armi per la guerra. Mi spiace deludere qualcuno ma la democrazia ha un costo”

Solo il ritratto di un arrogante in declino?…


Titolo originale: Hammamet (Hammamet, 2019)

Paese di produzione: Italia

Principali interpreti: Pierfrancesco Favino (il Presidente, alias Bettino Craxi), Livia Rossi (la figlia Anita), Alberto Paradossi (il figlio), Luca Filippi (Fausto), Silvia Cohen (la moglie), Renato Carpentieri (il politico), Claudia Gerini (l’amante)

Bettino Craxi

“Finanziamenti illeciti… e chi li ha mai negati?! Ma non tutto serviva per l’apparato…”

Il politico

“Ma qualcosa ci restava attaccato alle dita”

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