~ Parasite ~

un film di Bong Joon-ho.


Finalmente ho potuto vedere il film Palma d’Oro 2019 e devo dire, premio strameritato… finora il candidato più serio per l’Oscar come miglior film in lingua straniera. La storia è quella di una famiglia di spiantati, di ultimi, di poveri che si arrangiano con lavoretti precari e non hanno i soldi neppure per permettersi di inseguire i propri sogni (il capofamiglia, con molto disincanto, sostiene che è meglio non avere piani perché finirebbero male) si insinua uno alla volta nella vita e nella lussuosissima casa di una famiglia di ricchi, ma quello che sembra un piano diabolicamente ben riuscito discende un crinale sempre più pericoloso quando si scatena una guerra tra poveri, e una conseguente rivalsa e rivolta contro gli abbienti, fino alle più tragiche conseguenze. Una commedia dark e molto amara, che diventa grottesca e poi assume tinte quasi orrorifiche, e che sembra il contraltare di un horror sociale pieno di black humour come l’Us di Jordan Peele: anche qui due classi separate, due realtà parallele e fisicamente sovrapposte (i ricchi stanno al sole, i poveri vivono nei sottoscale o nei sotterranei) destinate a scontrarsi e non a dialogare. Ma chi sono i veri parassiti? I poveri che vivono di espedienti ed elemosinano o carpiscono la ricchezza, destinati come gli scarafaggi a fuggire all’apparire della luce, o i benestanti, sciocchi, fatui, ingenui, freddi, per i quali la gentilezza elargita dall’altro della loro perfezione non è che l’ennesimo vezzo lussuoso? Lo scontro sociale appare anche più forte qui, dove lo scenario è “realistico” per quanto grottesco, contemporaneo di quanto non fosse nel terreno fantascientifico dello Snowpiercer precedente di Bong, in cui la metafora di una divisione di classi, letteralmente, in un treno diluiva un po’ la sua carica nella ambientazione postapocalittica. Qui ogni scena è perfetta, ogni inquadratura è costruita come un quadro e coreografata come una commedia slapstick prima, un apologo grottesco poi, e una esplosione di violenza ancora, con scelte di musiche perfette e stranianti, da Mozart a Gianni Morandi… gli attori poi sono fantastici nel rappresentare i loro ruoli: da una parte i poveri, campioni dell’arte di arrangiarsi come gli Shoplifters di Kore’eda ma con un senso di solidarietà meno forte e più individualista, più vogliosi di arricchirsi e meno semplicemente di sopravvivere, dall’altra i ricchi, nella loro vuotezza riempita di oggetti, ninnoli, status symbol, vezzi come gli americanismi spinti fino a inventarsi dei nomi “americani”o come le scelte di musiche occidentali, fintamente magnanimi ma in realtà colmi di disprezzo per gli ultimi, che “puzzano” e non devono superare la “linea” (un concetto che torna spesso) di demarcazione tra noi e loro… solo che e lo testimoniano quest’anno il già citato Peele di Us o il Phillips di Joker, e last but not least Bong, a volte gli ultimi possono superare la linea, e allora sono dolori…

Strano vero che in un’epoca di disimpegno, di individualismo, di egoismo sia il cinema, anche quello che vorrebbe fingersi disimpegnato, testimoni invece, oggi, ora, qui una visione dura, violenta, di quello che è ed è diventato sempre più la società moderna, con la sua spaccatura sempre più netta e insanabile tra chi ha e chi non ha, tra vincenti e perdenti… o per meglio dire, non è per niente strano, ed è anzi una delle cose che sempre dovrebbe farci amare il cinema


Chi sono i veri parassiti?…


Titolo originale: Gisaengchung (Parasite, 2019)

Paese di produzione: Corea del Sud

Principali interpreti: Song Kang-ho (Kim Ki-taek), Lee Sun-kyun (Park Dong-ik), Cho Yeo-jong (Choi Yeon-kyo), Choi Woo-shik (Kim Ki-woo), Park So-dam (Kim Ki-woo)


Kim Chung-sook

I ricchi hanno una vita senza pieghe, il denaro è come il ferro da stiro, stira loro tutte le pieghe

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