~ The Irishman ~

un film di Martin Scorsese.


Il più atteso film in questa annata cinematografica. Un progetto decennale che ha consacrato nuovamente l’affermato sodalizio artistico di un cast ultraterreno. L’adattamento cinematografico del saggio del 2004 (I Heard You Paint Houses) scritto dall’ex investigatore e scrittore americano Charles Brandt è un’epopea gangster capace di abbracciare i temi più cari di Scorsese lungo le vie della Little Italy di New York sul conflitto tra religione cattolica e ambiente criminale. Il Jhonny Boy di Mean Streets decide – ma solo al culmine della propria vita – di scontare i suoi peccati di strada nella casa del Signore. Il ricongiungimento ultimo con il Padre Eterno per l’espiazione di un male che per anni ha continuato a dominare la vita del galoppino della mafia Frank Sheeran, un sicario capace di mascherare le sue azioni criminali alla corte della famiglia criminale Bufalino e che ebbe un ruolo principale nella scomparsa del leader sindacale Jimmy Hoffa. In particolare, colpisce il rapporto d’amore verso la primogenita e diffidente Peggy cresciuta nel terrore del genitore e delle sue frequentazioni e che con i ripetuti sguardi innocenti lascia intendere fin da adolescente la sua presa di coscienza sul padre. 

Russell Bufalino

“Sai perché Dio ha fatto il cielo così alto?” […] “Così gli uccellini non possono battere la testa”

Testamento o meno, il definitivo ritorno alle radici culturali del regista italo-americano regala un capolavoro senza precedenti. Il tema del viaggio per rivivere lungo le strade di un tempo il passato che è racchiuso nei meandri delle nostre eterne memorie. Un’opera spettrale e cerulea al tempo stesso, poetica, metaforica e funerea sulla recente rivoluzione che in questo momento complesso e di trasformazione il cinema sta vivendo. Ma The Irishman è anche una profonda riflessione sul cambiamento dei tempi e dei modi di fare su un certo mondo che oggi non c’è più come per i suoi protagonisti chiusi inermi tra le mura di un ricovero per anziani. Un atto d’amore per il cinema. Un’ode romantica al tempo perduto e alle colpe dei padri che sigilla un percorso evolutivo di un regista visionario e che rimarrà nella memoria collettiva. Un film per pochi – proiettato su sale selezionate e per un numero di giorni limitato – che va ascoltato e rivisto fin nei minimi dettagli per i suoi fitti dialoghi e per rilevare nella sua rara bellezza il messaggio universale che potrà aiutare a riflettere su quale sia la vera natura dell’uomo e sulle cose importanti della vita.

Sempre al passo con i tempi, l’esponente della New Hollywood nonché padre del gangster movie contemporaneo ha saputo cavalcare l’onda del New American Cinema per elevarsi a leggenda ridefinendo regole e linguaggi della Settima Arte senza per questo perdere di curiosità e innovazione. Controcorrente alle leggi e ai tempi del mercato cinematografico l’autore, grazie alla libertà artistica e finanziaria concessa da Netflix (oltre 160 milioni di dollari di investimento), ha saputo esprimere al meglio il suo potenziale creativo con questo progetto ambizioso superando i problemi della macchina (il film stesso) che non parte per problemi alla catena di distribuzione (la scena che sancisce l’incontro tra Frank e Russell riassume il tutto) celebrando il cinema nel suo straordinario, esaltandone il carattere magico espresso fin dai suoi albori e il lato mesmerico teorizzato e applicato per contrastare la moderna frenesia quotidiana e sottolineandone la capacità non solo dì sopravvivere al tempo, ma anche di sostituirsi letteralmente a esso attraverso l’illusione dei processi sperimentali di invecchiamento e ringiovanimento in CGI della Industrial Light & Magic ridefinendo in questo la concezione di trucco. Da vecchi potenti o meno che siano gli uomini smettono di vivere il momento (la lotta continua tra sopravvivere e morire) e affrontano la vita così come scritto nei testi di Bertoli “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto sul futuro”… solo per poter sostenere – alla fine della loro esistenza – di aver vissuto i loro giorni.

Prezioso capitolo di un racconto americano in continua fase di scrittura che sembra trovare in The Irishman una sistemazione complessiva come vero e proprio compendio e ne segna una fondamentale pietra miliare. La voce narrante fuoricampo del suo protagonista, i ripetuti salti temporali, i magnifici piani sequenza con cui la cinepresa si addentra negli spazi e il continuo connubio tra le arti nella cura maniacale per la scelta dei brani della colonna sonora portano la firma di un grande artista che definisce ulteriormente in maniera indelebile la struttura della sua produzione. Un regista che ha portato nel cinema la storia del Rock’n’roll. I cambi di ritmo in con il singolo di debutto dei fratelli italoamericani Santo & Jhonny Farina, Sleep Walk (intro musicale di La Bamba, del 1987) e il brano In the Still of the Night dei The Five Satins (presente nell’album campione di vendite Dirty Dancing del 1987) non raggiungono la magnificenza del piano sequenza “Copacabana” in steadicam di Goodfellas sulle note di Then He Kissed Me delle The Crystals ma accompagnano in ogni modo con stile lo spettatore in una dimensione onirica parallela al racconto narrativo.

Come in C’era una volta in America è il passato a stelle e strisce a rivivere attraverso le figure oscure della malavita organizzata che ha contribuito a consolidare e ha fondare le sue istituzioni che oggi reggono “la più grande democrazia del mondo”. La mente viaggia al JFK di Stone per il passaggio di David Ferrie (come scordare l’interpretazione di Joe Pesci) e per la potenza visiva con la quale viene affrontato il medesimo contesto narrativo in cui la nazione americana e i suoi miti (i fratelli Kennedy e Martin Luther King e lo stesso Jimmy Hoffa) si spengono tra forze occulte che prendono il sopravvento e che sono sempre presenti anche in questa semplice storia dove i protagonisti si ritrovano nel bel mezzo di questo scenario vivendole in prima persona o passivamente attraverso le immagini di uno schermo televisivo.

Frank “The Irishman” Sheeran

“Perché tre persone mantengano un segreto… due devono essere già morte!”

In un crescendo di tensione narrativa, l’ironia non manca e si mescola a scene di inaudita violenza. Così tra un cadavere sminuzzato da un trita alberi, attentati esplosivi ed esecuzioni nei locali pubblici si assiste a una divertente scena di bottiglie di whisky riversate in un cocomero, a freddure e dialoghi in dialetto siciliano (Sheeran è un reduce della Seconda Guerra Mondiale in Italia e Bufalino ha origini catanesi) e a sequenze che sono già dei veri cult (es. lo scontro verbale di Hoffa sul ritardo. Nessun ritardo è giustificato se ad aspettare è Al Pacino).

In una delle scene chiavi, De Niro non viene rinchiuso in un cassa nel volo verso Detroit come avvenne per Sordi ne Il Mafioso di Lattuada del 1962 ma l’ordine impartito dall’amico Russell Bufalino non ammette come il precedente altra soluzione di scelta. Lo shock imposto allo spettatore – ricordiamo il finale di Goodfellas/The Great Train Robbery – rimanda all’episodio di Caino nel Genesi. Ma qui non parliamo di invidia. Rivalità, rancore e rabbia non sono gli stati d’animo come fattori scatenanti. È l’ordine delle cose, il senso di appartenenza alla casta, il dovere di eseguire un ordine imposto dalla tua famiglia. Questo l’unico rimorso di una vita. Questo l’unico episodio che Frank non riesce a confessare nemmeno fronte al sacerdote al culmine della sua esistenza, di fronte a Dio. L’episodio che ha determinato la chiusura del rapporto padre/figlia. (Cosa c’è di più doloroso di una figlia che ti rinnega?). Ma la porta socchiusa – per suo stesso volere – dal pastore della stanza di ricovero (nell’ultima scena del film) lascia un barlume di speranza. Gli uomini infondo sono tutti uguali agli occhi del suo Creatore. Ora, rimasto solo potrà trovare il coraggio per rinnegare anche l’ultimo dei suoi segreti per morire in pace al fianco di sua figlia.

La malinconia evidenziata dalla trama penetra tra gli spettatori della sala che comprendono a fine pellicola di aver visto recitare – forse per l’ultima volta fianco a fianco e per intere sequenze – i premonitori degli avengers, mostri sacri e eroi di un passato che hanno segnato per sempre il cinema, forgiati dalla stessa arte e con la stessa materia con cui sono fatte le stelle. Altre storie seguiranno, ma personalmente devo ringraziare Martin nel ritenermi fortunato perché so che un’emozione così grande sarà difficile da riprovare in futuro sul grande schermo.

Russell Bufalino

“Che ci facevi nel Delaware”

Frank “The Irishman” Sheeran

“Bombardavo una lavanderia!”

Un monumentale affresco criminale. L’urgenza di fare i conti con il proprio passato nel racconto di un tempo personale e collettivo che passa inesorabilmente lasciando sui volti cicatrici profonde e nelle anime segreti inconfessabili


Titolo originale: The Irishman (The Irishman, 2019)

Paese di produzione: Usa

Principali interpreti: Robert De Niro (Frank “The Irishman” Sheeran), Al Pacino (Jimmy Hoffa), Joe Pesci (Russell Bufalino), Harvey Keitel (Angelo Bruno), Anna Paquin (Peggy Sheeran)


Frank “The Irishman” Sheeran

“Stia attenta… il tempo va veloce!”