~ Il Traditore ~

un film di Marco Bellocchio.

Un film sulla mafia, sulla sua evoluzione, sui legami familiari, sulla giustizia e sul tradimento. Non siamo di fronte all’ennesimo caso di remake del Il Padrino, ma l’occhio del pubblico straniero potrebbero cogliere una sorta di seguito storico e morale del romanzo di Mario Puzo. Ciononostante, per noi italiani, o meglio per chi ha un ricordo vivido della vicenda, l’opera di Bellocchio può ripristinare l’atmosfera che si respirava nel nostro Paese tra gli anni ’80 e ’90 a seguito della guerra fratricida innescata tra le cosche mafiose e il maxiprocesso di Palermo. Il complesso narrativo si concentra sulla figura di Tommaso Buscetta, interpretato splendidamente da Pierfrancesco Favino, che riesce con bravura a trasmettere una grande credibilità al personaggio. Con la smania di potere, che condurrà don Masino in Brasile, per evitare la mattanza dei Corleonesi di Totò Riina che di lì a poco decimerà il suo clan e la sua famiglia, il boss dei due mondi riscopre in sé le emozioni primarie mettendo in evidenza lo stato emotivo della paura. Con una magistrale resa drammatica, Bellocchio non narra l’ascesa e la discesa di un uomo di potere, non forgia nessun eroe e non paragona il suo protagonista a una figura inumana per quanto ne si dimostri il lato oscuro della tragicità umana con tutta la sua miseria, meschinità e squallore. Evidenzia con una dovizia di particolari e primi piani la connotazione della persona comune. Una figura in fuga votata alla clandestinità che, spinta dalla voglia di sopravvivenza, manifesta la sua sofferenza con una personalità fragile, debole e a tratti commuovente. Ma per questo non priva di coraggio e determinazione. La contrapposizione tra il mafioso sicuro e carismatico e l’uomo pentito. Un marito e padre collaboratore di giustizia, denigrato a più riprese dal sistema. Un viaggio nel passato in una sorta di ritratto sfaccettato di chi si crede d’onore in tutte le sue contraddizioni e i suoi vizi. Un film di grande valore, una ricostruzione storica rigorosa e documentata, ma anche una finestra che si affaccia sul mistero, le contraddizioni e i sogni infranti di una maschera che rimane nell’ombra di se stessa tranne che in alcuni brevi momenti di luce e trasparenza nell’aula bunker durante i confronti col giudice Giovanni Falcone.

Tommaso Buscetta

“La mafia non esiste. É un’invenzione giornalistica. Cosa Nostra si chiama. Noi uomini d’onore la chiamiamo così”

Nella misura di un rispetto tra il bene e il male, in un sottile gioco di incastri quando la vita non sembra concedere altra strada se non l’affiliazione mafiosa, il tradimento è l’unica strada possibile. Il tradimento della famiglia mafiosa, della famiglia vera e propria, dello Stato nei confronti del primo grande pentito di mafia e della società abbandonata a se stessa a seguito della Strage di Capaci con l’assassinio di Falcone. Il tradimento è la precondizione per un nuovo inizio. Ma la rinascita non è garantita. Bellocchio completa il quadro con la rappresentazione realistica del processo penale. La sconfitta teatrale e illusoria della mafia con la speranza un giorno di sconfiggerla con la forza dei giusti.


In un elogio del tradimento, l’eterno conflitto dell’uomo con la sua esistenza e il suo passato in un ambizioso affresco di mafia e criminalità organizzata italiana attraverso lo spaccato di vita di uno dei suoi protagonisti…


Titolo originale: Il Traditore  (Il Traditore, 2019)

Paese di produzione: Italia

Principali interpreti: Pierfrancesco Favino (Tommaso Buscetta), Maria Fernanda Cândido (Maria Cristina de Almeida Guimarães), Fabrizio Ferracane (Pippo Calò), Luigi Lo Cascio (Salvatore Contorno), Fausto Russo Alesi (Giovanni Falcone)


Tommaso Buscetta

“Io non sono un pentito”

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