Dogman

Square

4.5 Stelle

~ Dogman ~

un film di Matteo Garrone.


In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Sofia, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simone, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato.


Centrale é il tema del desiderio, da sempre presente nelle dinamiche autoriali del regista romano, in questa sua glaciale rappresentazione di un mondo fortemente asettico. La lotta per la sopravvivenza in un non luogo urbano, uno spazio che sulla definizione dell’antropologo Marc Augé non ha la prerogativa di essere identitario, relazionale e storico.

“C’è questo legame tra un piccolo e un grosso, in cui il primo teme il secondo, lo subisce ma ne é anche affascinato perché ha qualcosa che a lui manca, il loro rapporto segue una direzione che non é lineare“. (Matteo Garrone)

Nel contesto di una comunità esterna priva di identità (la Castel Volturno in cui sono state effettuate le riprese) che potrebbe appartenere alla periferia di qualsiasi metropoli italiana, sembra non esistere una possibile via di fuga per i suoi abitanti. Non c’è una chiesa, una palazzo storico o una piazza, ma una sala da gioco, un compro oro e una quartiere popolare in degrado. La gente si ritrova ancora nelle trattorie ma é sopraffatta dalla paura, dalla legge del più forte di un malvivente con il vizio della cocaina che sparge il terrore indisturbato in sella a una moto.

Questi luoghi derelitti e di frontiera, contrapposti alla sensibilità del protagonista, esaltano la fragilità e scatenano l’aspetto più primitivo dell’essere umano: cosa siamo disposti a fare per non perdere ciò che più amiamo.

“Un grande western suburbano sull’ambiguo legame tra umanità e bestialità” (Valerio Sammarco – Cinematografo.it)

Il livello recitativo è straordinario così come lo si può affermare per la scenografia e la fotografia. Quest’ultima riprende un paesaggio urbano nello spento e grigio microcosmo di una realtà simile post apocalittica e ritrova colore solo nel profondo mare dove la vita sembra avere piccoli attimi di felicità e fuga dagli affanni. Nel mondo sommerso Marcello ritrova la pace e si riunisce con gioia alla figlia amata dimenticando per brevi attimi la realtà che lo circonda.

Dalla tremenda vicenda del Canaro della Magliana la riaffermazione sociale di un reietto, costretto con la forza al tradimento della propria comunità di quartiere. Il destino di un mondo abbandonato a se stesso alla continua ricerca di un senso tra violenza e indifferenza.

L’innocenza infantile (quasi malata) del protagonista, l’intimo ritratto di un personaggio che non vuole essere mai rappresentato come un mostro, ma semplicemente come un essere umano che anche nel momento più drammatico della sua esistenza (nel magnifico finale in sospensione, quasi onirico) circondato dall’affetto dei suoi cani mostra tutta la sua stasi.


Nel degrado italiano degli ultimi decenni, un episodio di cronaca nera tra le dinamiche di sopraffazione e sottomissione che regolano la vita di quartiere…


Titolo originale: Dogman (Dogman, 2018)

Paese di produzione: Francia, Italia

Principali interpreti: Marcello Fonte (Marcello), Edoardo Pesce (Simone), Alida Baleari Calabria (Alida), Nunzia Schiano (Madre di Simone), Adamo Dionisi (Franco), Francesco Acquaroli (Francesco)


Marcello: “Simone, a me qua mi vogliono tutti bene nel quartiere… e ci tengo! Lascia sta”