Loveless

Square

4 Stelle

~ Loveless~

un film di Andrej Petrovič Zvjagincev.


Boris e Zhenya hanno deciso di separarsi. Boris ha una relazione con una giovane donna che aspetta un bambino da lui e Zhenya si sta frequentando con un uomo ricco che sembra pronto a sposarla. C’è però un ostacolo difficile da superare: Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due genitori ha mai veramente amato e che entrambi non si fanno scrupolo di ammettere la loro indifferenza sul suo futuro, ognuno preoccupato di pianificare il proprio di destino altrove. Il bambino un giorno scompare.


Un vero e proprio pugno nello stomaco. Il regista russo Andrey Zvjaginsev, che già tre anni fa aveva lasciato un segno profondo con il magnifico Leviathan, prosegue la sua lucida e spietata analisi di una società disumana, incapace di provare amore, pietà e compassione. Il suo è uno sguardo privo di qualsiasi compassione nei confronti di una nuova generazione che ha perso qualsiasi senso di appartenenza. Nel film, Alyosha è figlio di nessuno. Il padre non contento di avere un figlio di cui non si è mai occupato, ha già messo incinta la propria giovane nuova compagna con la quale ha intrecciato un legame che lo sta avviluppando mentre lui crede possa aprirgli nuovi orizzonti di vitalità. La madre, Zhenya, si è sposata per sfuggire al controllo oppressivo di una madre amata/odiata e ha vissuto la gravidanza come un peso che tuttora si trova davanti nell’aspetto di un bambino che non ama e da cui non si sente amata.

Al di fuori, nell’incertezza e nella paura di non sentirsi realizzati, Boris e Zhenya sparlano l’uno dell’altro come di un genitore indifferente verso il figlio, quando sono loro in prima persona a non dare esistenza al piccolo tralasciando le loro responsabilità di genitori. Nelle prime scene, le pause, i silenzi e le frasi tra madre e figlio scambiate durante la colazione in cucina, come se quest’ultimo fosse semplicemente un’ospite, sono la cornice del lutto dell’amore dei due genitori finito tra continui e violenti litigi.

“(…) il film sprofonda sempre più in un’angoscia senza soluzioni, tra boschi deserti, casermoni anonimi e vecchi edifici brezneviani in rovina, eloquente ritratto di una Russia senza futuro, dove le generazioni giovani sono ‘sparite’ e quelle adulte sono schiave del loro egoismo. Che Zvjagincev filma con una distanza glaciale e disperata.” (Paolo Mereghetti, ‘Corriere della Sera’, 19 maggio 2017).

Il crollo psicologico dei genitori nell’obitorio per verificare l’identità di un bambino che è stato ritrovato morto pone i dubbi sulla negazione del loro riconoscimento, quasi a dimostrare l’indifferenza verso la loro creatura viva o morta che sia.

Al centro del film rimane comunque la sparizione del bambino, improvvisa, misteriosa e, per i genitori, fastidiosa, visto che interrompe lo slancio con cui progettano i rispettivi futuri. In un caos urbanistico (le ricerche si svolgono tra i ruderi di un mondo che non ha saputo resistere alle ambizioni per cui erano stati progettati) e naturale (l’incuria del paesaggio) sembra inevitabile non riuscire a trovare niente e nessuno, perché capace solo di rimandare a chi lo attraversa il senso della sconfitta e del fallimento.


L’inferno di una separazione in una società fredda e senza speranze…


Titolo originale: Neljubov’ (Loveless, 2017)

Paese di produzione: Russia

Principali interpreti: Mar’jana Spivak (Zenja), Aleksey Rozin (Boris), Matey Novikov (Alëša), Andris Keišs (Anton), Marina Vasil’eva (Maša)


Zenja: “Prima di incontrarti non sapevo cosa fosse l’amore. Non ho mai amato mio marito e non c’era stato nessuno prima di lui. Sono rimasta incinta per sbaglio. Lui era pazzo di gioia e mi ha chiesto di sposarlo. Apparentemente funzionava, ma non faceva per me. Ero terrorizzata. Avevo paura di abortire, paura di tenerlo. E in realtà non volevo quel bambino. Durante il parto credevo di morire. Hanno dovuto portarmi in rianimazione e poi quando me lo hanno portato non riuscivo nemmeno a guardarlo. Mi faceva ribrezzo. Non mi è uscita una goccia di latte. Poi le cose si sono sistemate. La vita è andata avanti, così…

Compagno di Zenja: “Senza amore non si può vivere senza amore”

Zenja:Ancora oggi, quando lo guardo, penso a lui come adesso. Sento di aver commesso un errore irrimediabile. Do la colpa a lui e a me stessa. Voglio solo essere felice. Sono un mostro vero?”

Compagno di Zenja: “Certo!” (In maniera ironica)

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