Il filo nascosto

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4 Stelle

~ Il filo nascosto~

un film di Paul Thomas Anderson.


Nella Londra del secondo dopoguerra, Reynolds Woodcock, stilista dal talento straordinario nonché perfezionista compulsivo e maniacale, crea abiti d’alta moda per i ricchi esponenti della borghesia. Incapace di mantenere relazioni stabili con le donne, gestisce con la sorella Cyril la maison di famiglia. Grazie all’incontro con la cameriera Alma, l’artista riesce a trovare la musa per le proprie ispirazioni sartoriali. Il loro amore si rivela assoluto e in grado di piegare, anche a costo di compiere un gesto estremo pur di vincerne il narcisismo predatorio, i desideri masochisti e la personalità vagamente autodistruttiva di Reynolds.


Il rinnovato sodalizio artistico tra il regista statunitense e l’attore irlandese risulta un grande film senza tempo e senza alcuna banalità sull’amore. La storia di un rapporto controverso, ossessivo, malato che nasce dalla reciproca sofferenza. Un filo nascosto unisce i due amanti e le trame tra loro ordite. Entrambi consapevoli, Reynolds e Alma sono vittima e carnefice l’uno dell’altra in un profondo legame dove l’assoluta determinazione di lei e la maniacalità di lui si scontrano in una volontà di un esercizio di stile (una splendida lezione di cinema), la quale prevale sul racconto. Esteticamente il film è impeccabile e coinvolge emotivamente lo spettatore dal lato tecnico e artistico; la fotografia, la scenografia, i costumi e la musica incalzante sono fili intrecciati con sapienza da uno dei più influenti registi del panorama mondiale. Sullo sfondo, intanto, il fascino di un’epoca. Un film d’altri tempi – ambientato negli anni 50 – che sembra quasi un romanzo classico di inizio 800 alla Jane Austin. Anderson ci immerge in un’eleganza silenziosa, dove la violenza è velata, usata non per aggredire, ma per difendersi, quasi con garbo e raffinatezza. La densità estetica e culturale del suo cinema, dentro e fuori dal tempo, tra spazi reali e spazi mentali, dove la continua permuta di potenziale dell’impasse emotivo del protagonista nei confronti della sua musa, amante, compagna e infine moglie/madre (le diverse vite di una danna), si prospetta come un vero e proprio melodramma tra ricordi e ossessioni, volontà e passione, «fomenta energie psichiche ed emozioni che il composto narrativo reprime”, blocca dalla loro piena espressione, gratificazione o risoluzione» (B.Singer). L’amore è il vero filo nascosto. L’Interazione tra lo stesso e i tormenti dei fantasmi della mente trae origine per Anderson dall’opera Rebecca – La prima moglie del grande maestro del brivido inglese e prosegue in altri omaggi hitchcockiani: dallo spettro dell’avvelenamento al fantasma materno in abito da sposa, dagli spazi chiusi ornati da magnifiche scale alle corse in auto all’aperto.

«Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi» (David Foster Wallace)

Un amore che è certamente anche desiderio e volontà di possesso, che vive nel contrasto tra lo spazio e il movimento in una relazione in cui la macchina da presa diventa il perno; lo strumento di esplorazione trasparente del paesaggio intimo e della realtà vera o immaginaria che sia. Scontro di sentimenti tra un genio che rifiuta l’amore perché impone un cambiamento e una donna, forte e umile al contempo, che gli tiene testa grazie alla sua tenacia.

Alma: “Se nn dovesse più risvegliarsi, se domani non fosse più qui, non importerebbe. Perché so che lui mi starebbe aspettando nell’aldilà o in qualche altro luogo celeste. In questa vita, nella prossima e in quella dopo ancora, e per tutto quello che resta da percorrere fino ad allora, dovrò solo essere paziente finché non sarò di nuovo con lui. Insomma, amarlo ha reso la vita meno misteriosa”

Lo scontro tra due mondi dissimili e la possibile conciliazione dei sessi attraverso il sacrifico di sé in una componente sadica e masochistica. Non c’è concessione o condivisione che non comporti un sacrificio. «Gli ho donato ogni pezzo di me», commenta Alma nella cornice confessionale che fa da sfondo al film, mentre Reynolds arriva ad accogliere la possibilità della menomazione delle proprie possibilità fisiche ed intellettuali come ultimo tentativo di superamento del conflitto.

Reynolds Woodcock: “Per evitare che… il mio cuore acido soffochi. Per spezzare un maleficio. Una casa che non cambia è una casa morta.

Un processo di scrittura intimo e simbolico, capace di raccontare le dinamiche paradossali delle relazioni tra uomo e donna, e quella matassa intricata, folle, nascosta e misteriosa, intorno alla quale molto si è ricamato senza mai pienamente dipanare una soluzione, un significato e definizione della parola amore.

Reynolds Woodcock: “Mi sento come se t’avessi cercata per moltissimo tempo

Alma: “Mi hai trovata. Qualunque cosa tu faccia… falla con attenzione”


L’ultimo abito confezionato su Daniel Day-Lewis. Il pregio della lentezza di un grande maestro del cinema contemporaneo in un’opera prismatica e complessa sull’amore…


Titolo originale: Phantom Thread (Il filo nascosto, 2017)

Paese di produzione: Usa

Principali interpreti: Daniel Day-Lewis (Reynolds Woodcock), Lesley Manville (Cyril Woodcock), Vicky Krieps (Alma Elson), Brian Gleeson (dott. Robert Hardy), Harriet Sansom Harris (Barbara Rose)


Reynolds Woodcock: “Portala con te. Portala sempre con te (Si riferisce alla foto della madre di Alma)

Alma: “La tua dov’è? Tua madre?”

Reynolds Woodcock: “È qui nel tessuto

Alma: “Cosa vuoi dire?”

Reynolds Woodcock: “Puoi cucire quasi ogni cosa nel tessuto di una giacca. Segreti. Monete. Parole, piccoli messaggi. Da bambino cominciai a nascondere cose nella fodera degli indumenti. Cose che solo io sapevo trovare. E sul petto porto una ciocca dei capelli di mia madre. Per tenerla sempre vicino a me. Era una donna eccezionale, mi insegnò la mia professione. Quindi cerco di non stare mai senza di lei

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