Coco

Square

4.5 Stelle

~ Coco ~

un film di Lee Unkrich & Adrian Molina.


Miguel Rivera è un ragazzino che abita in un piccolo paese messicano e ha un sogno: cantare e suonare la chitarra proprio come il suo mito, la leggenda locale del passato Ernesto de la Cruz. La sua, però, è una famiglia di umili calzolai, che ha bandito la musica da quando il trisnonno di Miguel ha abbandonato moglie e figlia per inseguire la carriera artistica. Ma nel Día de Muertos tutto può succedere, anche che un bambino vivo si ritrovi incastrato nell’oltretomba, a fare i conti con i propri cari… defunti.


Uno dei più importanti e radicali film prodotti dalla Pixar, nonché una delle più riuscite poesie animate di sempre. Lee Unkrich – con la co-regia di Adrian Molina – ci regala la ricostruzione più bella del Regno dei Morti dai tempi di Nightmare Before Christmas (1993) e Corpse Bridge (La Sposa Cadavere, 2005). Atmosfere alla Grim Fandango (LucasArts, 1998) riportano alla Festa dei morti. Come in The Book Of Life (Il libro della vita, 2014) il film si basa sulla festa messicana del Día de Muertos e non c’è nulla di macabro e funereo nella rappresentazione dell’aldilà. A raccontare di ricordi e memoria e prendere forma coloratissima, innovativa e sorprendente non è la psiche di un personaggio, ma un’oltretomba pirotecnico, psichedelico e filosofico, proprio come nella pellicola del 2014 prodotta da Guillermo Del Toro. Coco parla di amore, promesse mantenute, della vita di fronte alla morte, di futuro e passato, dell’importanza della memoria, del ricordo, delle radici, del rapporto tra i giovani e gli anziani e dell’appartenenza ad una famiglia. L’intramontabile morale “inseguire i propri sogni e credere in se stessi” in un viaggio visto come una crescita alla scoperta del proprio talento e delle proprie origini. Indicato ai più piccoli che non ne capiranno forse il senso, ma si rifaranno gli occhi per la magia dei colori, l’allegria delle musiche e le numerose invenzioni visive presenti, è oltremodo un cartone per adulti; un film universale visivamente sorprendente, perfetto racconto di formazione che educa i giovani al rispetto delle persone care e anziane e gli adulti nel rispetto delle proprie tradizioni. Nell’era Trump, un classico sulla cultura messicana che emoziona come poche altre pellicole animate. Ci si rattrista quando, nel Regno dei Morti, si assiste alla sparizione definitiva e dolorosa di chi non è più ricordato da nessuno in vita e, sopratutto nel finale, ci si commuove nel racconto del desiderio di un padre che ha lasciato sua figlia in tenera età, e che chiede solo di poterla rivedere e riabbracciare ancora una volta… l’abbraccio di una figlia, ormai divenuta anziana ma tornata bambina nel ricordo di un padre che ha sempre amato. L’azienda di Emeryville arriva a presentare al suo pubblico più giovane la morte nel modo più esplicito e delicato possibile, trasformandola nella più dolce delle avventure con la contrapposizione tra reale e irreale e la spasmodica attenzione al suo mondo e la sua esorcizzazione, con i defunti che rimangono vicino ai vivi e li vanno a trovare. Con un approccio calibrato sul tema, gli autori riescono a veicolare sensazioni di rara potenza, deviando la peggiore delle paure ad una morale, forse banale ma dall’impatto profondo: la memoria e i ricordi sconfiggono la morte. Più che il concetto di morte e aldilà, onnipresenti passando in rassegna i vari classici Disney come la morte apparente in Biancaneve e i sette nani (1937) e ne La Bella Addormentata nel Bosco (1959), quella simbolica in Pinocchio (1940), quella reale in Bambi (1942), Il Re Leone (1994) e in Up (2009), o la morte comica in Peter Pan (1953) e in Hercules (1997), il vero cambio di marcia nell’universo Disney è proprio l’atto del morire, non esserci più e scomparire. Certo, è una visione conciliante, con i defunti che rimangono vicino ai vivi, e li vanno a trovare, ma come già accaduto in Inside Out (2015), anche qui il film ha il suo momento più terribile nel concetto di scomparsa assoluta, unica possibile metafora di quel che è davvero per noi la morte. Anche qui, l’unico modo per scoprire realmente le proprie origini o per svelare un inganno, la vera natura di un personaggio o ancora un piano segreto è vederlo tramite un video. Per la Pixar (è ormai evidente) che solo attraverso la proiezione e gli artifici della memoria perpetua – impressa su celluloide o su archivio digitale – si può arrivare alla verità, spesso ben più complessa e articolata di quello che possa sembrare.

Intimo e poetico. Una meraviglia per gli occhi e il cuore. Ammirevole affresco, in stile messicano, sulla memoria dei defunti…


Titolo originale: Coco (Coco, 2017)

Paese di produzione: Usa

Principali interpreti e doppiatori: Anthony Gonzales (Miguel), Gael García Bernal (Hector), Benjamin Bratt (Ernesto de la Cruz – dialoghi e canzone “Remember Me”), Antonio Sol (Ernesto de la Cruz – Canto), Renee Victor (Abuelita), Ana Ofelia Murguia (Mamá Coco)


Ernesto de la Cruz: “Non sottovalutare mai il potere della musica. Nessuno mi garantiva che avrei avuto un futuro, quindi spettava a me afferrare quel sogno… stringerlo forte e farlo diventare realtà”

Miguel (Testo di “Ricordami” cantata a Mama Coco): “Ripensa a me / Non dimenticarlo mai / Ricordami / Dovunque tu sarai / Lo sai che devi fare se / Non sono insieme a te / Ascolta la canzone e tu / Sarai vicino a me / Ricordami / Ora devo andare via / Ripensa a me / Sentendo questa melodia / Uniremo con le note il cuore e le anime / Il tuo amore rimarrà / Sempre per te / Ricordami”

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