I, Tonya

Square

4 Stelle

~ I, Tonya ~

un film di Craig Gillespie.


I, Tonya racconta la vera storia della pattinatrice americana Tonya Harding. Famosa a livello internazionale e conosciuta per il temperamento focoso, Tonya fu protagonista di un esordio carriera eccezionale ma allo stesso tempo di uno degli scandali mediatici più controversi della storia dello sport degli Stati Uniti: nel 1994 la pattinatrice organizzò con l’aiuto del marito Jeff Gillooly un’aggressione alla rivale Nancy Kerrigan, sua compagna di squadra in rapida ascesa. Il piano, inizialmente intimidatorio, si concretizzò in una vera violenza fisica che determinò l’esclusione ai campionati nazionali per la Kerrigan e la contestuale medeglia d’oro alla Harding.


La storia è tratta da interviste rilasciate dagli stessi protagonisti, quindi è da ritenersi soggettiva ai fatti realmente accaduti. Tra l’inchiesta giornalistica e il documentario sportivo, l’opera dell’eclettico Gillespie affronta il tema della violenza nel mondo delle competizioni sportive. Una violenza nata e cresciuta nel tempo tra le mura domestiche. L’ascesa e la rapida caduta di una ragazza per anni maltrattata da una madre glaciale e priva di sentimenti e altresì cresciuta nelle mani di un marito manesco e ingenuo. Educata a forza di soprusi con un padre in fuga e una vita unicamente dedicata agli allenamenti – sacrificando per questo istruzione ed amicizie – la Harding, tecnicamente eccezionale (seconda donna al mondo, dopo la giapponese Midori Itō, ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale) ma poco femminile e lontana dai canoni di brava ragazza americana (per questo allontanata in più riprese dalla lobby del pattinaggio artistico nazionale), fumatrice incallita e asmatica, pagò sul ghiaccio (venendo radiata a vita) l’incidente accaduto alla rivale Nancy Kerrigan. Il film offre una visione personale sui fatti (l’accaduto è sfuggito di mano al marito che aveva progettato inizialmente un’intimidazione attraverso lettere minatorie), aprendo interrogativi sul grado di responsabilità della Harding.
“La mia priorità era cogliere lo spirito di Tonya restando fedele alla sceneggiatura, in cui la storia era raccontata con grande maestria, in perfetto equilibrio tra emozione e ironia, e aveva una struttura narrativa assolutamente non convenzionale che riusciva ad essere al tempo stesso rigorosa e avvincente. Nel film mi interessava sottolineare soprattutto la determinazione e l’energia di Tonya, e questo significava molti movimenti di camera, stacchi veloci e una colonna sonora che aiutasse a trasmettere il caos e l’euforia della sua vita all’epoca. Prima di girare I, Tonya, ero al corrente dell’incidente della Kerrigan. All’epoca lavoravo in pubblicità, e avevo diretto uno spot con Nancy Kerrigan appena tre mesi prima! Ma non conoscevo tutti i dettagli della storia. Immaginavo, però, che Tonya e Jeff Gillooly fossero coinvolti. In seguito, scoprendo il mondo da cui proveniva Tonya e la perseveranza e la determinazione con cui aveva inseguito il sogno di partecipare a due olimpiadi, nel caos di una vita personale tormentata e difficile, ho cominciato a vederla con occhi completamente diversi. I media l’hanno sempre dipinta come la cattiva, ma la sua vita è stata molto più complicata e tragica di quanto non sembri. Senza nulla togliere a Nancy Kerrigan (quello che le è successo è terribile), mi sembrava che la storia di Tonya fosse diversa da com’era stata raccontata. Volevo umanizzare Tonya provando a mettermi nei suoi panni” (Craig Gillespie)
Un biopic in stile Martin Scorsese inusuale e dal ritmo incalzante (per merito di una tracklist sensazionale), tanto affascinante nella sua rappresentazione narrativa (spinge lo spettatore ad approfondire personalmente la sua cultura sul tema Tonya Harding) quanto emotivamente disturbante, cinicamente esilarante e tecnicamente ineccepibile, forse troppo poco drammatico per attribuire l’Oscar ad una magnifica Margot Robbie, ma condito da una prova di recitazione monumentale di Allison Janney, favorita più della collega – nel gioco della competizione – come attrice non protagonista.
Sono sempre stato attratto dai Giochi Olimpici. Nella filmografia, la manifestazione invernale a cinque cerchi ha avuto sempre ampio spazio nella produzione di film per la famiglia. Pellicole come Cool Runnings – (Cool Runnings Quattro sottozero, 1993) e Miracle (Miracle, 2004) non possono mancare di certo all’appello. Per restare sul tema del pattinaggio artistico mi fa piacere ricordare un cartone che ha segnato la mia infanzia: l’episodio dei Peanuts She’s a Good Skate, Charlie Brown (È una grande pattinatrice, 1980) e uno dei film che più mi stanno a cuore: The Cutting Edge (Vincere insieme, 1992).

Caleidoscopica confezione sul mondo del pattinaggio artistico. Con uno sguardo sulla reietta società Americana, l’autodistruzione di una donna trascinata nel vortice mediatico per uno degli scandali sportivi più grandi di tutti i tempi…


Titolo originale: I, Tonya (I, Tonya, 2017)

Paese di produzione: Usa

Principali interpreti: Margot Robbie (Tonya Harding), Sebastian Stan (Jeff Gilooly), Allison Janney (LaVona Harding), Julianne Nicholson (Diane Rawlinson), Paul Walter Hauser (Shawn Eckhardt)


LaVona Harding: “Ti ho reso una combattente. Non saresti mai riuscita…”

Tonya Harding: “Mi hai incasinata. M’hai fatto credere che stare di merda mi facesse pattinare meglio. E ora ho una vita di merda. Me l’hai resa reale. Non la voglio!”

LaVona Harding: “L’avresti scelta al volo. Dovresti ringraziarmi, non biasimarmi”

Tonya Harding: “Tu mi… intendo…. quand’ero piccola, mi hai mai amata? O che?”

LaVona Harding: “Pensi che la madre di Sonia Henie l’amasse? Poveretta… cazzo! Non sono rimasta a casa a fare dolcetti. No, io ti ho resa una campionessa! Sapendo che mi avresti odiata. Sono sacrifici che una madre fa. Vorrei aver avuto una madre come me, invece di una gentile. La gentilezza non da un cazzo. Neanche a me piaceva mia madre. Ma sai? Io ti ho dato un dono, cazzo!”

Tonya Harding: “Mi hai maledetta! Sei un mostro!”

LaVona Harding: “Latte versato, piccola!”

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