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Dunkirk

dUNKIRK

~ Dunkirk ~

un film di Christopher Nolan.


Dunkirk è basato su uno degli episodi più drammatici della Seconda Guerra Mondiale. Descrive la famosa Operazione Dynamo, cioè l’evacuazione navale su larga scala delle forze alleate dalle coste francesi della Manica tra il maggio e il giugno del 1940, quando si trovarono intrappolate nella spiaggia di Dunkerque con il mare fronte a loro e le truppe tedesche in rapida avanzata alle spalle.


L’ultima fatica cinematografica del facoltoso e innovativo regista britannico Christopher Nolan (il suo primo lavoro incentrato su un fatto storico) è l’avverarsi di un progetto portato avanti dallo stesso cineasta a partire da un viaggio effettuato con la moglie a Dunkirk ben 25 anni fa. Visivamente l’opera è uno spettacolo. Nessun virtuosismo o abuso di computer grafica e ogni elemento è fedele alla realtà. Il filmaker ha spinto al limite le possibilità offerte dal formato panoramico Imax offrendo uno dei film di guerra più belli e importanti del nuovo millennio. Le pesanti attrezzature necessarie per girare il film con questa tecnica di ripresa sono state utilizzate in modi finora impensabili. La macchina da presa cade a terra con i soldati durante le esplosioni, o affonda insieme alle navi colpite dai sottomarini. Come Steven Spielberg in Salvate il soldato Ryan (1998), Nolan vuole renderci partecipi degli eventi, come se fossimo anche noi intrappolati in quella spiaggia.

Se visivamente è magistrale, il film mostra i muscoli nel comparto sonoro.

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In Dunkirk ci sono pochi dialoghi e gran parte di quello che si sente sono i rumori delle onde del mare, degli aerei da guerra e delle esplosioni, dei colpi da fuoco e della colonna sonora di Hans Zimmer. Lo stesso compositore tedesco ha in seguito affermato:

“Dunkirk è un film sul tempo, sul tempo che sta per finire, più di ogni altro film che abbiamo fatto, era molto importante dimenticare ogni altro film di guerra che avevo visto” […] “Non c’è modo di battere il rumore delle bombe o delle onde, così ho dovuto scegliere un altro approccio. Per la maggior parte delle musiche, ho detto a chi le suonava di farlo sommensamente, ma con grande intensità”

Nolan e Zimmer hanno deciso di usare, per la colonna sonora, la scala Shepard, che lo stesso Nolan ha spiegato così:

“C’è un’illusione acustica, se vogliamo chiamarla così, che si chiama “scala Shepard” e che avevo già usato in The Prestige con il compositore David Julyan. È un’illusione che fa credere che ci sia sempre un tono ascendente. È un effetto cavatappi” […] “Ho scritto la sceneggiatura secondo questo principio, con tre linee temporali che danno una costante idea di intensità, di intensità crescente. Volevo costruire una musica con dei simili principi matematici”

Uscendo dagli schemi classici del genere bellico e dai film di guerra in salsa americana, evitando così inutili azioni eroiche, Nolan studia il lato psicologico e introspettivo dell’evento storico. Il war movie ha ispirato i maggiori registi (Lean, Kubrick, Coppola, Stone, Spielberg, Malick, Tarantino, Eastwood…) generando un numero di capolavori che altri pochi generi possono vantare. Degno del miglior Terrence Malick (La sottile linea rossa, del 1998), il cineasta prodigio si distingue dai suoi predecessori per la capacità di scardinare tempo e spazio come nel suo vero capolavoro Memento (2000), decostruendo e padroneggiando la trama in un perfetto meccanismo ad orologeria in cui è il tempo il grande protagonista, alternando frammenti di tre diversi scenari con tre temporalità diverse: la terra (una settimana), il mare (un giorno), il cielo (un’ora) intrecciandoli tra loro in un crescendo di intensità emotiva che porta a un loro ricongiungimento solo nel finale. L’approccio, più sensoriale che razionale, al contesto storico, acquista concretezza drammatica nei gesti e negli sguardi degli attori. Tom Hardy recita per quasi tutta la totalità delle scene nella cabina del suo Spitfire con il volto coperto dalla maschera a ossigeno, riuscendo ad esprimersi solo con gli occhi. L’assenza di un nemico identificabile (in 1 ora e 46 minuti di pellicola il regista impedisce la visione del nemico), il cattivo concreto ha spazio e tempo per annidarsi nel profondo dei protagonisti.

In apertura, la scena di sopravvivenza del soldato Tommy è un perfetto esempio della magistrale capacità di Nolan e Zimmer nel generare una costante atmosfera di tensione. L’evacuazione dalla città, lungo una fuga claustrofobica dal nemico che incombe minaccioso, porta alla vastità e sacralità di una spiaggia indifesa, gremita di soldati in attesa dell’imbarco di salvezza.

Nel montaggio parallelo di chiusura, mentre il celebre discorso del primo ministro inglese Winston Churcill del 4 giugno 1940, “Weshall fight on the beaches”, viene pienamente letto da un quotidiano dal soldato Tommy, lo Spitfire dell’aviatore Farrier atterrra sulla battigia prendendo in seguito fuoco in un incanto poetico di un conflitto in cui vincere può vuoler dire solo tornare a casa.

È in scena la sofferenza, l’angoscia e i traumi vissuti dai militari con uno sguardo freddo, distaccato e oggettivo verso il racconto, senza nessuna identificazione in personaggi o storie personali. Dunkirk si inserisce tra le migliori produzioni del regista, risultando atipica e più matura rispetto alle precedenti, capace probabilmente di portare a Nolan il suo primo Oscar. Se il più grande pregio, la sua magnificenza nella tecnica di ripresa pone le basi per una nuova esperienza cinematografica immersiva e adrenalinica, lo stesso non può dirsi per le qualità della sceneggiatura.

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Si è appreso in più riprese che Nolan avrebbe voluto lavorare senza la stessa, apportando infine (convinto dal parere della moglie nonchè produttrice Emma Thomas) una stesura ristretta in sole 76 pagine. La mancata profondità nella sceneggiatura, indice di una debolezza narrativa (la stessa evidenziata nel precedente Interstellar del 2014) prosegue seguendo un filo classico e poco d’impatto. In alcuni momenti può risultare un film mal costruito per questo, accompagnando lo spettatore verso una fine troppo naturale. Siamo difronte a una sceneggiatura completamente messa in disparte a favore della regia. Aleksandr Sokurov nel 2002 in Arca Russa rinunciò al montaggio per donare un capolavoro di tecnica e scrittura. Solo il tempo darà ragione a Nolan se il primo fondamentale passo nella realizzazzione di un’opera, la sceneggiatura, può essere rimpiazzata e del tutto ignorata dalla tecnica audio visiva.


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Titolo originale: Dunkirk (2017)

Paese di produzione: Francia, Paesi Bassi, Regno Unito

Interpreti: Fionn Whitehead (Tommy), Tom Glynn-Carney (Peter), Jack Lowden (Collins), Harry Styles (Alex), Aneurin Barnard (Gibson), Tom Hardy (Farrier), James D’Arcy (Colonnello Winnant), Kenneth Branagh (Comandante Bolton)


Discorso di Winston Churchill: “Le guerre non si vincono con le evacuazioni… ma c’è una vittoria in questo salvataggio che andrebbe considerata. La gratitudine per la liberazione dell’esercito non deve renderci ciechi di fronte al fatto che ciò che è accaduto in Francia e in Belgio è una colossale disfatta mlitare. Dobbiamo aspettarci che sferrino un’altro attacco quasi immediatamente. Andremo avanti fino infondo. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sui monti. Combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria. Difenderemo la nostra isola a qualunque prezzo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo nei luoghi si sbarco, nei campi e nelle strade, combatteremo nelle colline. Non ci arrenderemo mai. E perfino se quest’isola, o gran parte di essa fosse soggiogata o affamata, il nostro impero d’oltremare, armato e difeso dalla flotta britannica, condurrà avanti la lotta finchè, addio piacendo, il nuovo mondo con le risorse e la potenza non giungerà al salvataggio e la liberazione del vecchio mondo”

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